“Trivial Matters” di Pang Ho-cheung

Banali faccende

In 90 minuti, il trentacinquenne regista honkonghese Pang Ho-cheung racconta sette storie che narrano esperienze quotidiane; sette episodi che parlano di fatti quasi banali, triviali appunto, di svariate persone.

Si parla di sesso (soprattutto), di amore, di lavoro, di convivenza, di amicizia, del caso, dei bisogni fisiologici, del futuro; il tutto, come già detto, coniugato sotto la luce della quotidianità, in maniera dissacrante.
C’è un professore di psicologia che si ritrova a raccontare i problemi di sesso che deve affrontare con la moglie a un suo studente, il quale, con molta intraprendenza, raccoglie anche le confessioni della moglie, imbastendo così una divertente seduta in montaggio alternato.
C’è poi un ragazzo che per convincere la casta compagna a concedersi a lui le propone, inutilmente col senno di poi, la convivenza; i tentativi di aggirare l’invalicabile muraglia di castità si riveleranno esilaranti.
Quindi è la volta di un documentario del 4571 che racconta la particolare etimologia del nome di un pianeta, Tak Nga, coniato a causa di una bugia bianca di uno studente invaghito.

Arriva a questo punto la prima vera sterzata del film, che abbandona l’irresistibile comicità dissacrante e scorretta per proporre l’episodio più amaro, più cinico e disilluso; si tratta della storia di un’amicizia squilibrata fra due ragazze, l’una attaccatissima all’altra, la quale invece è infastidita da tutte le attenzioni riservatele. Un finale amaro e giusto accompagna lo spettatore verso un altro episodio toccante e sottotraccia, che narra del candido affetto che nasce tra una prostituta e il suo ricco cliente. In chiusura un episodio divertente, autocitazionista e autoironico nonchè grottesco, che ospita un divertente cammeo del regista Feng Xiaogang e mette la parola fine al film.

Non è certo una novità vedere Pang Ho-cheung calcare la ribalta del Far East Film Festival: la manifestazione udinese, infatti, nel corso degli anni ha mostrato sei dei sette lungometraggi (l’escluso, Exodus, è stato per altro proiettato a Torino) che il giovane regista honkonghese ha realizzato in 10 anni di carriera. Per questa decima edizione, però, Pang raddoppia e oltre a proporre Trivial Matters è anche autore della sigla ufficiale del Festival. Anzi, triplica visto che come regalo per il decimo compleanno Pang mostrerà due cortometraggi casalinghi realizzati all’età di 14 anni (!).

Tornando a noi, si può ben affermare che Trivial Matters sia l’ennesimo esempio della brillantezza, dell’autorialità e della singolarità di questo regista; ispirato all’omonimo libro di racconri scritto dallo stesso Pang, Trivial Matters è una pellicola a basso costo, che ha richiesto un relativamente scarso impegno tecnico prediligendo di gran lunga l’aspetto della scrittura e dell’inventiva narrativa e dialogica, caricando di grosse responsabilità le performance degli attori, chiamati a sostenere sulle loro spalle buona parte del peso del film. Fra questi segnaliamo Chapman To, protagonista di uno degli episodi, coproduttore della pellicola e usuale collaboratore di Pang (è stato protagonista di Isabella, vincitore a Berlino del premio per la migliore colonna sonora due anni or sono).

Regia:
PANG Ho-cheung
Anno:
2007
Durata:
90′
Stato:
Hong Kong