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"Twilight Portrait" di Angelina NikonovaProvincie abbandonatedi Massimo Tria Poliziotti perversi che stuprano ragazze sole in mezzo alla strada, giovani affascinanti su tacchi a spillo chilometrici, fatalismo autolesionista e corruzione a pie’ sospinto? Sì, avete capito bene, siamo nella Russia post-sovietica.
La giovane regista Angelina Nikonova, rientrata a Mosca dopo studi a New York, ha notato una notevole indifferenza del proprio popolo di fronte all’immoralità e alla mancanza di certezze quotidiane, e ha dichiarato l’intenzione di voler esplicitamente provocare il pubblico e la società del suo paese con questo suo disturbante esordio. Sembra che alcuni russi (e in particolare alcuni scrittori e registi) sguazzino compiaciuti nella ormai trita immagine stereotipata di una Russia amorale e ipercorrotta nella quale dovunque si giri lo sguardo, si incappa in sbirri psicopatici, impiegati viscidi avidi di bustarelle e puttanelle pronte a farsi fare a pezzi pur di seguire il proprio istinto demoniaco. Tutto vero, per carità: la polizia russa non è certo un bel cliente da incontrare se non si ha qualche buon argomento nel portafogli, e la forbice fra nuovi russi che nuotano nel petrolio e poveracci scaraventati ai margini del vivere civile è qualcosa che l’Italia della odierna crisi economica per fortuna non può neanche immaginare. Ma dubito che le sale di Mosca e Pietroburgo (sempre che un film così duro trovi distribuzione) si riempiano di spettatori pronti a mettersi di fronte a questo classico “specchio” di autoconoscenza e coscienza. Per di più la Nikonova e l’attrice principale (coautrice del soggetto) si fanno trascinare eccessivamente dalla passione di una storia sopra le righe e dimenticano di darle credibilità con qualche tocco di psicologia in più: l’amor fou fra la protagonista e il poliziotto che l’ha stuprata senza tanti complimenti è così poco credibile che non basta richiamarsi né alla tanto decantata “anima slava”, capace di atti e sacrifici disumani, né a precedenti storie estreme come Il portiere di notte e Breaking the waves. Non ci si crede e basta. Lo stile?: da un lato si cerca la via dell’imbarazzo sociale e delle scenate familiari girate in bassa definizione alla Dogma, dall’altra si pretende con piglio quasi documentaristico di fornire uno spaccato sociale della provincia abbandonata a se stessa in un paese dove la cronaca nera sembrerebbe superare ogni possibile incubo letterario inventato da Dostoevskij. Senza voler scomodare Andreotti e i panni “lavati in casa” di desichiana memoria, rimane il dubbio che questa vicenda dai tratti masochistici non sia di grande supporto alla pur difficile e lunga via russa verso la democrazia, e neanche purtroppo alla ricca e vivace nuova cinematografia di quel paese. Titolo Originale: PORTRET V SUMERKAKH Regia: Angelina Nikonova Paese: Russia Durata: 105’ Cast: OLGA DIHOVICHNAYA, SERGEI BORISOV, ROMAN MERINOV, SERGEY GOLUDOV , ANNA AGEEVA
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