“UN ALIENO A VANITY FAIR” DI Toby Young

Toby Young, giornalista inglese, con “Un alieno a Vanity fair”, descrive con schiettezza e fuori di metafora il “dietro le quinte” delle riviste patinate, con nomi, cognomi ed episodi realmente accaduti durante il suo “soggiorno” a New York come collaboratore di uno dei più importanti e scintillanti settimanali: Vanity fair.

Il suo entusiasmo e la sua voglia di far parte di quella redazione, ma, soprattutto, di quel mondo tutto party, gossip e fashion viene ben presto disilluso. Già dal suo primo giorno lavorativo, comprende le mille difficoltà che dovrà affrontare per ambientarsi e per farsi accettare.
Lo scrittore sottolinea le molte differenze tra il giornalismo britannico e quello newyorkese, tra gli irriverenti giornalisti inglesi e gli edulcorati statunitensi, tra le genuine ragazze londinesi e le fredde calcolatrici «Principesse di Park Avenue».

Tra una serie di gaffe e spiacevoli episodi, di giorno in giorno, il suo essere alieno a quell’universo diventa sempre più evidente, è soprattutto la sua voglia di uscire dalle regole del sistema e dall’ipocrisia di quei falsi rapporti che lo rende un estraneo. Alieno non solo per il pianeta Condé Nast, ma per tutta Manhattan, qui ogni scherzo o goliardia è considerata inappropriato, fuori luogo e persino il naturale approccio con una ragazza ha regole precise e complicate. «Per quanto riguarda i rapporti fra i sessi, Manhattan è come un tuffo nel diciannovesimo secolo», cos’, spiega il perché del successo degli adattamenti dai romanzi di Jane Austen, il pubblico americano «riconosce la propria società in quella descritta sullo schermo». «Nei locali alla moda gli uomini in abiti sportivi si stravaccano ai tavoli mentre le donne si pavoneggiano davanti a loro, facendo la ruota perché tutti le guardino».

Toby Young non permette a quella società di cambiarlo come era successo al suo capo Graydon Carter, irriconoscibile brillante vicedirettore di Spy, sceso a compromessi per Vanity fair.
Il giornalista britannico con questo divertente romanzo-diario racconta al lettore il vuoto e cinico mondo hollywoodiano. Grazie anche ai saggi consigli paterni ricorda la distinzione di T.S. Eliot «fra due tipi di conquiste, quelle per cui veniamo celebrati in vita, e quelle che durano nei secoli».
«C’è gente così fortunata da imboccare subito la strada giusta, mentre molti di noi scoprono qual è soltanto dopo aver percorso la strada sbagliata».

Toby Young, Un alieno a Vanity fair, Trento, Piemme, 2007, pp. 391, € 17.50.