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"UN CERTO SIGNOR G."L’omaggio di Marcoré a Gaberdi Eugenia De Nicola L’8 gennaio 2009 è andato in scena al Teatro Verdi di Pordenone lo spettacolo Un certo signor G. con Neri Marcorè. Regia di Giorgio Gallione. Dall’opera di Giorgio Gaber e Sandro Luporini. Teatro dell’Archivolto in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber.
Certo non è impresa da poco interpretare Giorgio Gaber. Questo grande artista scomparso nel 2003 non fu infatti soltanto il geniale inventore di un genere, il Teatro-Canzone, e un acuto e sensibile osservatore del suo tempo e della società italiana. Il suo volto spigoloso ed espressivo e la sua voce nasale hanno lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva e sono diventati ormai inscindibili dalla sua opera. Ancora oggi non possiamo fare a meno di ascoltare L’odore o Le elezioni (riproposta da Marcorè nel bis di questa sera) senza pensare al volto carismatico di Gaber. Eppure, senza ammiccamenti o forzate imitazioni, Neri Marcorè si rivela un grande interprete di Gaber. Non cerca, fortunatamente, di riproporre la fisicità di Gaber, cosa peraltro impossibile; nella tonalità della voce a volte si sente la sua eco, ma il risultato è comunque personale: il messaggio gaberiano rimane intatto attraverso la limpida voce di Marcorè, è solo il ritmo ad essere più serrato. Ad accompagnare Marcorè due giovani pianiste, due musiciste versatili che suonano anche fisarmonica e chitarra e cantano i cori. Anche Marcorè rivela qui il suo talento poliedrico: attore, cantante intenso, musicista (suona la chitarra). Ha un’energia inesauribile sul palco e visto il successo riscosso, concede generosamente altri due pezzi, per poi finire con il coinvolgere il pubblico nella famosa La libertà è partecipazione. Lo spettacolo diretto da Giorgio Gallione (che aveva già diretto Marcorè in La lunga notte del dottor Galvan di Pennac) sceglie ovviamente solo alcune canzoni di Gaber e Sandro Luporini intervallate da monologhi tratti dal loro repertorio, creando così un percorso che parte dalla nascita del Signor G., nel 1970 al Piccolo Teatro di Milano, attraversa la bella e difficile Il dilemma e termina con Se ci fosse un uomo. Il taglio scelto dal regista è quindi particolarmente intimista, legato all’individuo nei rapporti con sé stesso e con l’altro sesso, ma si estende poi alla politica (Io non mi sento italiano) e ai valori quali la libertà e la democrazia. La scenografia è essenziale e geometrica e in linea con lo stile surreale della regia di Gallione: tre pareti di colore nero, finestre e porte rettangolari rivestite di giornali, da cui uscirà anche un topo enorme e altre cose inaspettate. Grandi testi e grande Marcorè. Con Neri Marcorè
Al pianoforte Silvia Cucchi e Vicky Schaetzinger
Collaborazione musicale di Paolo Silvestri
Scene e costumi di Guido Fiorato
Luci di Aldo Mantovani
Regia di Giorgio Gallione
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