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UNA GIORNATA AL FILMFESTIVAL DI TRENTODentro il festival delle montagnedi Farida Monduzzi - Giacomo Botteri Fedele al suo logo il Filmfestival di Trento miscela in modo armonico i suoi generi presentando, in ogni giornata di proiezioni film etnici, avventurosi, di impatto sociale , lasciando in genere alla regina della manifestazione, l’arrampicata, le serate di gala. Ecco quindi un denso programma giornaliero partire con Himalaya le chemin du ciel di Marianne Chaud, girato sulle montagne innevate dello Zanskar, in India, alla scoperta della vita quotidiana dei monaci bambini. Il monastero buddista è scavato nella roccia a strapiombo su di un dirupo, isolato dal resto del mondo e raggiungibile solo attraverso stretti sentieri perennemente incostrati di ghiaccio. Gli interni angusti, fumosi o gelidi, appaiono spogli mentre i piccoli monaci accovacciati di fronte ad un finestra per carpirne la luce, tengono in mano rotoli di preghiere. Non pregano assorti, ma sorridono, ridono, poi si alzano, corrono, giocano, felici di essere monaci senza aura di spiritualità macerata , più simili agli evangelici poveri di spirito grati di essere nati e del loro destino. La regista sceglie un approccio minimalista, lasciando agli sfondi maestosi, alla sontuosità dei turbolenti torrenti, ogni magniloquenza. Le elevate qualità artistiche e la sua perfetta corrispondenza agli obiettivi del Filmfestival trentino, hanno portato quest’opera di Marianne Chaud ad aggiudicarsi il premio Genziana d’oro, come miglior film in assoluto della manifestazione con il consenso unanime della giuria. Lor brun du Tibet di Jeanne Mascolo De Filippis segue con incalzante efficacia la catena di coltivazione, raccolta, commercializzazione del cordypech, un insolito intreccio genetico nato spontaneamente dall’unione fra un bruco e un fungo che gli si insinua nella pelle distruggendolo e trasformandolo in una corta e contorta radice di pochi centimetri. Usato da secoli nella farmacopea tibetana, prima di essere scoperto da cinesi e occidentali, il cordypech sinensis, la specie più pregiata, cresce nel sottosuolo a pochi centimetri dalla superficie a 4-5mila metri sul Tibet. Se puro e non manipolato artificialmente, questa radice ha proprietà curative e rinvigorenti enormi, non solo un viagra eccezionale, ma capace di fare ottenere agli atleti risultati da primato. Pagato poche centinaia di euro all’origine ai raccoglitori, raggiunge sul mercato il prezzo di 25000 euro al chilogrammo. Il corto Wodsworth request è un romantico idilliaco flash su di una escursione notturna sulle pendici del Galles, al monte Snowdon del settecentesco poeta inglese, assieme ad un amico e ad una guida, avventura trasfigurata poi dall’artista secondo la sua poetica nel suo capolavoro Preludes con cui l’ascensione viene commentata. L’altezza del monte è modesta ma l’immaginazione del poeta trasforma questa salita in un’impresa ardua costellata di pericoli superati con spirito avventuroso dai romantici giovani. Con La Mummia - Resoconto di un suicidio di Liecht, si sprofonda invece, nell’incubo di morte di un giovane uomo rimasto sconosciuto e ritrovato dopo mesi con il corpo mummificato. Il luogo da lui scelto per morire, le paludi nebbiose e insane oltre all’inconsueto e terribile modo con cui vuole lasciare la vita, cioè la completa privazione di cibo, sono illustrate dal film con scene fisse ricorrenti, allusive, cariche di un simbolismo espressionista agghiacciante. Il resoconto di questa lenta fine è puntigliosamente riportato dal giovane su di un taccuino, unico resto che di lui rimane e ci racconta di una fine disperata illuminata solo a tratti al limite estremo , da aneliti di speranza in una migliore vita futura. One man village di Simon el Habre, racconta di Ain al-Halazoun unico abitante di una grande casa patriarcale in un villaggio fantasma del Libano. Uomo solo per scelta e per amore, sceglie di lasciare la città, il suo affollarsi anonimo, il suo inquinamento, per amore della sua terra e dei suoi animali, cinque mucche e tre cavalli fra le cui zampe razzolano galline. La macchina da presa lo segue nel suo affaccendarsi quotidiano. Il regista, nipote del protagonista, lo riprende con la tecnica del film verità mentre riesce ad inserire con sapienza, la guerra e i suoi sfaceli in quella terra una volta idillica. In una serata affollatissima e partecipe si consuma sullo schermo la tragedia di Gunther Messner, fratello del celebre Rheinold, accusato ingiustamente di averlo abbandonato nella tormenta mentre scendevano dalla parete fino ad allora inviolata del Nanga Prabat. Il film Nanga Prabat diretto da Joseph Vilsmajer, ripercorre, a distanza di 40 anni i momenti salienti della drammatica vicenda dei due fratelli sulla parete del Nanga Prabat la parte alta il doppio della parte nord dell’Eiger e ancor più terribile rimasta inviolata fino alla conquista dei due italiani. Orgoglio,tenacia. Gelosia, passione invincibile per una vita in verticale, convivono in questa epopea, esaltata da riprese magnifiche, molto efficaci nel rendere la maestosità divina della sacra montagna. E’ questo, d’altra parte, il rapporto mistico fra montagna e sacro, il filo conduttore di questa edizione trentina, tema in alcuni casi esplicitato, come nel film che vede protagonista lo scultore-scrittore-alpinista Mauro Corona e Antonio Cederna Il sacro e la montagna, lungo colloquio ad alto contenuto filosofico, intriso di rude poesia e passione per la montagna o nell’apprezzato documentario di Elisabetta Sgarbi L’ultima salita. La Via Crucis di Beniamino Simoni, che completa il ciclo avviato con la Via Crucis del Sacro Monte di Varallo, ma presente, con rilevanza più o meno ampia in molti dei lungometraggi presentati compreso il vincitore del festival.
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