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"VAI E VIVRAI" di Radu MihaileanuVai, vivi e diventa qualcuno. E non tornare prima di allora.di Ada Guglielmino Nel 1984 un’operazione congiunta di Israele e Stati Uniti denominata Mosé permette ai Falasha, ebrei etiopi, di raggiungere Israele per sottrarsi ad una terribile carestia e al regime di Menghistu. Una madre cristiana spinge il suo bambino di nove anni a dichiararsi ebreo per raggiungere la salvezza. Con il nuovo nome di Shlomo, il piccolo arriva in Terra Santa e viene adottato da una famiglia ebrea di origine francese. Crescerà e imparerà a conoscere la fede, l’amore, la guerra. Conservando nel cuore il doppio segreto: di non essere né ebreo, né orfano, e di aver lasciato la sua vera madre nel campo profughi.
Premio del pubblico al 55° Festival di Berlino 2005, Vai e vivrai ripropone, come già Train de vie, un viaggio alla ricerca della salvezza e della libertà. Ma il film è anche un racconto sulla ricerca della propria identità, sulla crescita, sullo sradicamento, sulla battaglia che ogni uomo deve combattere per sfuggire al proprio passato. Le parole che compongono il titolo originale dell’ultima fatica di Radu Mihailenau, Vas, vis et deviens, sono quelle che una madre disperata dice al proprio figlio prima di staccarsene per fargli raggiungere la salvezza. Corrispondono anche ai tre momenti narrativi della storia e della vita del protagonista: va, vivi e diventa qualcuno. Peccato che il titolo italiano Vai e Vivrai non mantenga questa corrispondenza. Il piccolo Shlomo – lo stesso nome che il regista aveva dato allo “scemo del villaggio” di Train de vie – diventa adolescente e poi uomo conservando nel cuore il ricordo struggente della vera madre lasciata al campo profughi. Un ricordo che mantiene vivo con una straordinaria tenacia, parlando alla luna e scrivendo lettere che, probabilmente, non arriveranno mai a destinazione. Con la delicatezza e la levità narrativa già vista in Train de vie, che lo aveva proiettato sulla scena internazionale, Radu Mihaileanu, che con Alain Dugrand ha scritto anche la sceneggiatura del film, riesce a smorzare i toni della tragedia con il sorriso, come se entrambi fossero aspetti della vita che non possono esistere l’uno senza l’altro. In più usa un accorgimento tecnico, sottolineando il racconto con un uso del colore con toni quasi monocromatici nella prima parte, ambientata nel campo profughi, mentre la fotografia acquista brillantezza dopo l’arrivo del protagonista in Terra Santa, nel momento che coincide con l’inizio della nuova vita di Shlomo. Frutto di un lungo lavoro di ricerca e di documentazione storica, il regista ha creato questa storia, come lui stesso ha spiegato, per “il bisogno di immergere i miei protagonisti in una situazione drammatica, per obbligare me stesso, insieme a loro, a pormi delle domande essenziali”. "I Falacha - ha dichiarato il regista - sono stati solo dei figuranti, anziché i protagonisti dell’operazione Mosé": portati via dalla loro terra, catapultati in un mondo lontano anni luce dalla propria vita legata alla terra e ai ritmi della natura, discriminati perché di pelle nera nella loro nuova patria. Nel film il tema dello “straniero in patria” è doppio, perché Shlomo non è ebreo, e non è nemmeno orfano: è solo un bambino etiope che si è salvato grazie ad una menzogna. Menzogna che segnerà tutta la sua vita, fino all’età adulta. Sirak Sabahat, 24 anni, che interpreta Shlomo adulto, è egli stesso un ebreo etiope, trasferito in Israele ancora bambino dopo un odissea durata anni. E’ stato presente durante tutte le riprese, anche quando non doveva girare, supportando il regista e arricchendo con la propria personale esperienza alcuni momenti del film. Il piccolo Shlomo, Moshe Agazai, è una piccola star in patria, malgrado i suoi undici anni. Altrettanto bravi i genitori: la madre Yael Abecassis, è un attrice di cinema e televisione molto famosa in Israele, che ha saputo infondere intensità e passione nel suo personaggio. Il padre Roschdy Zem è un attore francese con un lunga esperienza alle spalle. Il film è stato presentato in alcuni cinema italiani in anteprima il 25 ottobre e uscirà nelle sale il 4 novembre. E’ già in libreria il volume, nato insieme al progetto cinematografico, che porta lo stesso titolo: "Vai e vivrai", di Alain Dugrand e Radu Mihaileanu , 184 pagine, Euro 10, Feltrinelli. Vai e vivrai Titolo originale: Va, vis et deviens Nazione: Francia Anno: 2005 Genere: Drammatico Durata: 140’ Regia: Radu Mihaileanu Sito ufficiale: www.vavisetdeviens-lefilm.com Cast: Moshe Abeba, Roschdy Zem, Yael Abecassis, Sirak M. Sabahat, Moshe Agazai, Roni Hadar, Raymonde Abecassis, Rami Danon, Meskie Shibru-Sivan Produzione: Elzévir Films, Oï Oï Oï Productions Distribuzione: Medusa Data di uscita nei cinema: 4 Novembre 2005
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