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Torino 27 "VAN DIEMEN’S LAND" di JONATHAN AUF DER HEIDESilenzio e fame nella Tasmania dell’Ottocentodi Ada Guglielmino Nel 1822 otto galeotti scappano dalla colonia penale di Van Diemen’s Land, l’attuale Tasmania, e si ritrovano immersi una natura primitiva e inesplorata. Guidati dal marinaio inglese Robert Greenhill, che promette di condurli alla salvezza e alla libertà, è ben presto evidente che la fame e le privazioni scoperchiano un vaso di Pandora di orrore, in cui l’unica legge che conta è quella della sopravvivenza. L’irlandese Alexander Pearce è colui che per primo comprende che chi non vuole essere ucciso dovrà uccidere per primo.
La vicenda dell’"infame" Alexander Pearce è molto famosa in Tasmania e in Australia e il giovane regista Jonathan auf der Heide ha già dedicato a questo personaggio il cortometraggio Hell’s gate (La porta dell’inferno), di cui ha utilizzato i proventi per dirigere, sceneggiare e coprodurre questo film gotico, crudele e inquietante. Irlandese, trentenne, Pearce (l’attore Oscar Redding, produttore esecutivo e autore anche della sceneggiatura con il regista) venne spedito dall’Inghilterra all’altro capo del mondo per un furto di sei paia di scarpe, alle spalle un lungo elenco di accuse per risse e ubriachezza. Una storia molto simile a quella dei suoi compagni di evasione, per lo più ladruncoli e truffatori, con qualche fuga di troppo dalle carceri inglesi che li rendeva recidivi e quindi individui da allontanare dalla madrepatria. La storia narrata in Van Diemen’s Land ricostruisce quanto Pearce dichiarò dopo la cattura, quando venne ritrovato da solo con i resti di uno dei prigionieri di cui ammise di essersi nutrito per sopravvivere, come d’altra parte avevano fatto anche tutti gli altri. Costruito come un inferno dantesco con una crescente spirale di violenza psicologica e fisica, il lungometraggio d’esordio di auf der Heide tiene lo spettatore incollato alla sedia con un crescendo di orrori, ma senza lo splatter degli horror classici. La maggior violenza resta, per tutto il film, nei silenzi e negli sguardi carichi di odio e diffidenza, perfino nei gesti più violenti, di cui si intuisce l’epilogo. I protagonisti hanno in comune la prigione, ma sono molti diversi tra loro, parlano pochissimo alternando inglese e gaelico - mentre la voce fuori campo di Pearce pronuncia poetiche sentenze in gaelico sottotitolate in inglese - e si sfottono l’uno con l’altro; l’eliminazione sistematica viene pianificata partendo dai più deboli. La fame, i silenzi le marce pesanti senza scarpe in una natura brutale e meravigliosa: la dura legge della sopravvivenza in un ambiente ostile, primitivo ed inesplorato è solo uno degli elementi del potente contrasto tra uomo e natura e del legame profondo tra natura e violenza, cui si aggiunge quello della privazione di cibo. Elementi che ricordano soprattutto certe opere di Werner Herzog, anche per la potenza espressiva e per la cura dei dettagli e dei particolari. Van Diemen’s Land è stato girato appositamente nei mesi più freddi dell’anno, con spettacolari riprese aeree effettuate in Tasmania; molte delle scene nella foresta sono state realizzate in un parco naturale australiano, ma solo per esigenze di produzione. Il sole non splende mai, c’è una costante cappa di grigio, la pioggia si alterna alla neve, i colori sono lividi, la sensazione è quella di trovarsi in un mondo senza via di uscita. Agghiacciante e avvincente. E, si spera, con una distribuzione anche al di fuori del mercato australiano. "VAN DIEMEN’S LAND" Regia: Jonathan auf der Heide Produzione: Noise & Light Film sito ufficiale: http://www.vandiemensland-themovie.com/
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