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"VEDI NAPOLI E POI MUORI" DI ENRICO CARIAEmergenza napoletanadi Carlo Dutto Ritratto dolce-amaro di una città e di un territorio in balia della politica economica gestita dai clan. Attraverso materiale girato nell’arco di vari anni e su diversi supporti, l’autore e sceneggiatore satirico Enrico Caria tratteggia, prendendo notevolmente spunto dallo stile di Michael Moore, una società che cerca di ricostruire una cultura del lavoro, che vive nella perenne insicurezza di un domani, che sopravvive ai disegni occulti o palesi di una oligarchia che gestisce la vita e la morte di un popolo imprigionato. Un docu-film che parte da premesse solide e impegnate per scivolare lentamente in un pot pourri stilistico che non affonda il coltello.
Forte delle sue numerose settimane ai primi posti delle classifiche, Roberto Salviano, l’osannato autore di Gomorra, ha il grande merito di aver reso, con un linguaggio secco e denso di pathos da reportage di frontiera, un quadro generale e inquietante come quello del potere del crimine nella regione dove c’è chi vorrebbe ripristinare la guapperia come sistema di relazione politica locale. Evviva i Don Mariano Arena di Sciascia, quindi, uomini d’onore che dal balcone guardano e tirano le fila nell’ombra di una rispettabilità tanto esibita quanto sporca di sangue. In questo momento di attenzione mediatica verso il cancro camorrista, esce Vedi Napoli e poi muori, firmato dall’esordiente Enrico Caria, autore e sceneggiatore satirico. Si avverte lungo la narrazione uno stile da inchiesta d’assalto à la Michael Moore, spesso satireggiante, coadiuvato dalle animazioni in Animatic e da inserti "leggeri", come il video per il gruppo rap di Scampia. Le immagini con camera a mano donano l’immediatezza di una realtà letta e filtrata dal punto di vista del cronista che registra fatti, collega situazioni, svela scenari nascosti. Come quello del quartiere del Vomero, i cui negozi sopravvivono al racket grazie al riciclo del denaro sporco o dell’abusivismo edilizio promosso a normalità diffusa nella zona di Casal di Principe. Luoghi gestiti dai clan degli Schiavone, dei Di Lauro, che ramificano attività in buona parte della Spagna, del Canada, nelle migliori boutiques del centro di Roma. Un impegno, quello del giornalista e del documentarista, che appare sempre più antistoricamente sbiadito, nel mondo paradossale della facilità di passaggio delle informazioni. Un lavoro ormai di frontiera, spesso battuto da chi veramente consuma le suole delle scarpe sui marciapiedi di Scampia dove lo spaccio e l’omicidio avvengono alla luce del sole, di fronte alla più grande caserma dei carabinieri di tutto il Sud Italia. Giornali locali e nazionali che minimizzano la portata e l’efferatezza della criminalità organizzata, ma chiamarla Camorra, Mafia o Ndrangheta è una differenziazione che fa comodo a chi non informa, a chi pubblica gli annunci mortuari dei clan, ai direttori dei giornali che non presenziano ai funerali del loro stesso cronista ucciso perché svelava. Un docu-film, come sottolineato dallo stesso regista, che tenta di analizzare la città nell’occhio del ciclone mediatico secondo una linea meno sensazionalistica, lontana dagli allarmismi che hanno inchiostrato per mesi le prime pagine dei grandi quotidiani. Ma parlare di Camorra e del potere che questa esercita come vero e proprio sistema politico-economico non può prescindere dalle situazioni estreme e difficili da credere e in questo senso "l’anima" del film ne risente, imprigionata da una narrazione che spesso appare confusa e poco unitaria, alternando interviste, spesso inspiegabilmente censurate nei nomi dei camorristi a immagini delle Vele di Scampia, in una sorta di documentario che non affonda il coltello, che non miete piccole distruzioni, che non apre interrogativi nuovi e scomodi. Elementi necessari e imprescindibili nell’accostarsi a un tale argomento. Vedi Napoli e poi muori Genere: Docu-fiction Origine: Italia Anno: 2006 Durata: 75’ Sito internet: www.enricocaria.it Regia e sceneggiatura: Enrico Caria Fotografia: Felice Farina, Luca Musella, Mario Spada Produzione: Meta Research e Nina Film Distribuzione: Istituto Luce Uscita: 26 Gennaio 2007 (cinema)
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