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"VENEZIA SALVA" di Simone WeilTra le acque e la pietradi Elisa De Marchi Ispirata alla cronaca di Saint-Réal “Conjuration des Espagnols contre la République de Venise”, la tragedia di Simone Weil non narra banalmente la fantomatica congiura spagnola del 1618: il testo è un requiem alla volontà umana, enorme illusione che ci culla e ci rassicura. L’uomo non sceglie e non decide: è il Destino che impone.
La storia dei congiurati, che in una sola notte progettavano di conquistare e distruggere Venezia, era già stata narrata da diversi autori; anche la Weil ne restò affascinata e cominciò nel 1940 la stesura di Venezia Salva, opera in tre atti; dopo qualche anno morì, lasciando una gran quantità di riflessioni e appunti; ma, soprattutto, un dramma perfetto nella sua incompletezza. La vicenda contrappone due figure indimenticabili: Renaud, gentiluomo francese ossessionato dal desiderio di potenza, lucido ed intelligentissimo; Jaffier invece rappresenta l’eroe perfetto della tragedia greca, che col suo sacrificio salva la città dalla rovina. Il sacrificio consiste nel tradimento dei compagni, in primis di Pierre, il suo amico più devoto e affezionato, che con gioia gli cede la carica di “capo” nella preparazione del colpo di stato. Non sorprende che Jaffier inganni gli altri congiurati, né che rinneghi la sua Patria (rappresentata dal marchese di Bedmar, ambasciatore di Spagna a Venezia): ma sconvolge che possa tradire anche Pierre causandone, di conseguenza, la morte. Venezia resta sullo sfondo, ma allo stesso tempo è l’autentica protagonista: “città tra le acque e la pietra”, perfetta e pacifica, ignara di ciò che l’attende. Come un bellissimo cristallo, a prima vista sembra fragile, quasi inconsistente. Ma è protetta dalla sua stessa bellezza: la sua perfezione è più forte della volontà umana. Jaffier non ha bisogno di riflettere; improvvisamente “vede” Venezia e la salva, quasi automaticamente. La tragedia mette in scena l’eterno conflitto tra sogno e realtà: la concretezza fisica, tangibile di Venezia, e il sogno dei congiurati, magistralmente illustrato dalle parole di Renaud: “Gli uomini d’azione e d’avventura sono dei sognatori; preferiscono il sogno alla realtà. Ma con le armi essi costringono gli altri a sognare i loro sogni. Il vincitore vive il proprio sogno, il vinto vive il sogno altrui”. La bellezza di Venezia intensifica il dramma: mentre Violetta dà voce all’incanto della sua luce e delle sue musiche, i mercenari progettano come distruggerla e violentarla. Ma la congiura è sventata, il pericolo così imminente si è dissolto all’improvviso, all’ultimo minuto Venezia è stata salvata. Chiuso il libro, viene voglia di uscire a camminare lungo il Canal Grande, di raccogliere Venezia nei propri occhi, per non perderla più. Simone Weil, Venezia Salva, Adelphi, Milano, 1987, pp. 106, euro 9,00.
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