VENTIDUESIMA EDIZIONE DEL TORINO FILM FESTIVAL

Il Laboratorio Torinese

Dal 12 al 20 novembre si svolgerà a Torino la ventiduesima edizione del Torino Film Festival. Molta attenzione ai nuovi autori ed una maggiore internazionalizzazione con il solito taglio dedicato alla ricerca del cinema italiano indipendente

I direttori del Torino Film Festival, Giulia d’Agnolo Vallan e Roberto Turigliatto, anche per quest’anno preferiscono usare la parola laboratorio per descrivere l’idea di base di questa rassegna realizzata attraverso un dialogo permamente con chi fa il cinema e chi lo vede. “Esplorazione” è l’altra parola chiave ed è proprio questo momento di mutazione all’interno del linguaggio contemporaneo a giustificare il suo utilizzo. L’intreccio di molti percorsi può rendere conto della diversità e della ricchezza del cinema di oggi che non è più un universo compatto ed omogeneo. Il festival si costituisce come un punto d’incontro per filmmakers e cinema di/da tutto il mondo. Nello stesso tempo, però, il tutto è rivolto ad un pubblico disponibile ad inventarsi percorsi personali attraverso un gioco di libere associazioni e contrapposizioni.

Quest’anno la manifestazione torna nel centro di Torino coinvolgendo otto sale tra Piazza Castello e Piazza Vittorio raggiungibili a piedi attraverso i portici. Il Concorso Internazionale è stato costruito valorizzando il lavoro di nuovi autori e diversificandolo ancora di più rispetto all’anno precedente sia nella geografia che negli stili. Il Fuori Concorso permette di far incontrare registi del calibro di Sokurov, Ruiz, Rocha con grossi cineasti orientali. Non dimenticando gli americani “scoperti” anni fa a Torino come Linklater e Payne.

E’ proprio Americana una delle sezioni centrali del Festival in cui convergono nomi centrali targati USA (Soderbergh, Altman, Scorsese) e giovanissimi esordienti. Da questa proviene il film d’apertura, Silver City, di John Sayles. Sempre più definita la sezione Detours, lo spazio dedicato al cinema nuovo ed espanso non solo nelle tecnologie ma anche nei formati. Lo spostamento dell’asse mondiale del cinema verso l’Asia e l’Estremo Oriente fa sì che ci sia una sottosezione detouriana dedicata al cinema cinese più sconosciuto con poetiche e modi di fare cinema tra i più diversi.

Ed il cinema italiano? Che ruolo avrà? Significative la retrospettiva completa di Luciano Emmer, uno degli autori più liberi ed inclassificabili del nostro panorama, e la presentazione di Viaggio in Italia di Rossellini in occasione del cinquantenario dalla sua uscita. Altrettanto importante, in quanto fenomeno del momento, l’affermarsi incisivo e consistente di una produzione italiana di documentari di lungometraggio, sempre più svincolata dalle logiche televisive. Oltre ad Emmer, da segnalare gli omaggi a John Landis (considerato da alcuni “uno dei maggiori registi americani degli ultimi quarant’anni”), Rogerio Sganzerla (chiamato da alcuni “il Godard di San Paolo”) e Richard Fleischer, la cui carriera corrisponde in pieno al modello hollywoodiano classico.
In definitiva, un Festival che si propone non tanto come una vetrina quanto come una proposta critica in cui diverse idee di cinema si confrontano in maniera vivace e creativa.