“VESTIRE GLI IGNUDI” DI LUIGI PIRANDELLO

Commedia di una bugia scoperta

Composta dal maestro siciliano nel 1922, in appena due mesi, “Vestire gli ignudi” è un’opera di grande forza e attualità: analizza l’importanza dei mezzi di comunicazione di massa, la sofferenza che diventa spettacolo, il voyeurismo morboso che infetta la società contemporanea. Un’indagine profonda, che passa attraverso i consueti dubbi pirandelliani sull’identità: sono ciò che appaio? Sono davvero come gli altri mi vedono o mi immaginano?

La vicenda ruota attorno alla vita di Ersilia, donna infelice e sfortunata. Una serie di amori sbagliati ed eventi luttuosi la spinge al suicidio; ma mentre agonizza concede un’intervista ad un giornale, nella quale si descrive come una persona completamente diversa, un’innocente colpita dalle sventure. Con questa menzogna cerca di crearsi “un abitino decente” per la morte, cioè un’apparenza che gli altri possano accettare e compatire. Sono quindi “gli altri” i nostri temibili giudici, sempre pronti a condannare e a colpire; le loro sentenze implacabili portano Ersilia ad inventare una nuova sé stessa, una persona migliore nella morte, come non aveva potuto essere in vita. Sopravvissuta al suicidio, cerca di diventare la donna ideale che aveva immaginato; ma le sue bugie vengono ben presto scoperte: l’abitino che si era cucito le viene strappato. I suoi amici e i suoi amanti si trasformano di nuovo in giudici severi, che la condannano ad essere quella che lei volle uccidere. Di fronte a una simile prospettiva, Ersilia sceglie ancora una volta il suicidio.

La spettacolare messa in scena di Luca De Fusco, presentata ieri per la prima volta al Teatro Goldoni di Venezia, rende questa piéce ancora più attuale: la vita di Ersilia viene raccontata ed insieme spiata dalla televisione. Un regista spietato segue ossessivamente le scene, fa calare un microfono per origliare le conversazioni più intime. Sembra di essere trasportati nelle pagine di “1984”: un misterioso Grande Fratello controlla le azioni e i pensieri di Ersilia, e li amplifica attraverso decine di schermi. Il monologo finale è sicuramente il momento più interessante, anche dal punto di vista registico: la protagonista volta le spalle al pubblico e confessa direttamente alla telecamera le sue colpe e le sue bugie. Le parole di Ersilia colpiscono dolorosamente, soprattutto per merito dell’interprete Gaia Aprea, che ha reso con grande capacità la drammaticità del personaggio, le sue sfumature e la sua complessità. Ersilia è costretta a morire di nuovo, questa volta nuda e disprezzata, condannata per le sue menzogne. Ma, come sostiene il suo amico scrittore, Ludovico Nota: le bugie sono storie; non importa che siano vere, l’importante è che siano belle.

Vestire gli ignudi – di Luigi Pirandello – Ersilia Drei: Gaia Aprea – Ludovico Nota: Enzo Turrin – la Signora Onoria: Anita Bartolucci – Alfredo Cantavalle: Alberto Fasoli – Franco La Spiga: Max Malatesta – la cameriera: Giovanna Mangiù – il Console Grotti: Paolo Serra – regia: Luca De Fusco – scene: Fabrizio Plessi – costumi: Maurizio Millenotti – musiche: Antonio Di Pofi – luci: Gigi Saccomandi
www.teatrostabileveneto.it