VITE DA PALCOSCENICO/2

Damiano Michieletto, trentenne regista veneto diviso fra melodramma, teatro musicale e prosa

Apprezzato a livello nazionale e internazionale per i convincenti allestimenti di melodrammi inediti, dopo aver affiancato Pierluca Donin nella riscoperta di “Nina no far la stupida”,sarà impegnato nella prossima estate in una coproduzione italo-spagnola, il “Don Giovanni” di Carnicier.

Pierluca Donin e Damiano Michieletto firmano insieme la regia di “Nina no far la stupida”, la commedia musicale di Giancapo e Rossato riportata nei teatri veneti a partire dal 18 febbraio per iniziativa di una compagnia veneta che rinasce, riprendendo una gloriosa tradizione troncata quasi cinquant’anni con l’uscita di scena di grandi capocomici del calibro di Cesco Baseggio e Carlo Micheluzzi e dal contemporaneo affermarsi sulla scena del nostro Paese dei teatri pubblici monopolizzati dalla figura del regista che segnava il tramonto del teatro all’antica italiana.

L’operazione nasce dalla sinergia fra Teatro Stabile del Veneto,Teatri Spa e Arteven, il circuito teatrale pubblico del Veneto e intende porre le premesse per riservare attenzione nelle successive produzioni al repertorio degli autori veneti, probabilmente il più ricco e significativo di tutto il teatro italiano. L’allestimento che va in scena per più di una trentina di volte in area veneta nasce dal sodalizio fra l’esperienza di Pierluca Donin e il talento di Damiano Michieletto, regista trentenne di Scorzè diplomatosi in regia alla Scuola Civica Paolo Grassi e laureatosi in lettere a Cà Foscari alla prima impegnativa prova nel campo della prosa.Anzitutto quanto è importante frequentare una scuola specifica per formarsi ad una professione nell’ambito dello spettacolo?”Quello che conta è essere disponibili ad imparare e questo non si fa solo a scuola, ma ogni volta che si ha l’occasione di lavorare. Comunque le scuole sono utili per lo meno ad aprirti gli orizzonti ed a farti conoscere altra gente che ha la tua stessa passione”

Anche se il suo esordio nel 2002 in occasione del 500° anniversario della nascita di Angelo Beolco detto Ruzzante con una interessante “Betìa” riletta in chiave contemporanea era ricco di stimoli, la sua attività negli ultimi anni lo ha visto impegnato a livelli di indiscussa eccellenza, in ambito italiano e internazionale, nell’ambito di lirica e teatro musicale. Ma come è nato il suo interesse per la regia? “Ho cominciato frequentando corsi di teatro come attore ed ero il rompiscatole che ogni tanto dava dei consigli ed allora mi hanno detto, “ok, siediti là e guarda”. E’ nato così ed è ancora così, perché la regia è innanzitutto guardare”Le prime affermazioni Michieletto le ha ottenute all’estero, per la precisione in Irlanda al Wexford Opera Festival dove nel 2002, grazie ad una borsa di studio , aveva diretto una versione ridotta con un cast di pochi cantanti de “Il barbiere di Siviglia”:la buona prova fornita aveva indotto il direttore artistico della manifestazione, il maestro Luigi Ferrari, ad affidargli nel 2003 la regia di “Svanda the Bagpiper”(Il suonatore di zampogna), melodramma inedito del musicista boemo Jaromir Weinberger.

Si trattava di un allestimento molto complesso con dodici cantanti, trenta coristi e tutta una serie di problemi posti dai lunghi intermezzi solo orchestrali con cantanti e coro in scena. Per questo spettacolo l ‘’Wexford Festival Opera vinse nel 2003 in Irlanda il premio nazionale per l’opera dell’anno Irish Theatre Award bandito da uno dei più diffusi e prestigiosi quotidiani irlandesi, “Irish Time”. Questa affermazione all’estero è stato il trampolino di lancio per l’affidamento a Michieletto nell’estate 2004 da parte del Rossini Opera Festival di Pesaro della regia de “Il trionfo delle belle”di Stefano Pavesi , altra sfida impegnativa per creatività e inventiva del regista veneziano, perché si trattava di un’opera lirica eroicomica del 1810, mai rappresentata in epoca moderna affidata per giunta ad un cast di cantanti emergenti.

La critica ha parlato di Michieletto come rivelazione di quell’edizione del Rossini Opera Festival, ma essere stato impegnato in Italia e all’estero gli consente di fare alcune considerazioni sulle differenti modalità di lavoro, anche alla luce di successive esperienze in Inghilterra dove nello scorso mese di ottobre ha diretto un’edizione del “Falstaff” di Verdi con libretto in lingua inglese.”Ci sono tantissime differenze, le principali riguardano l’organizzazione.Anzitutto una mentalità più aperta nell’affrontare il repertorio teatrale. Nel modo anglosassone, poi, esiste lo “stage manager”, una figura formidabile che andrebbe introdotta anche nei teatri italiani.- spiega il regista – Provvisto di una accurata formazione, il suo compito è prendersi responsabilmente cura di tutti gli aspetti che riguardano la produzione di un allestimento “ Ma torniamo in Italia, dove Michieletto ha diretto a partire dal luglio 2005 una serie di allestimenti , che spaziano da melodramma al teatro musicale sperimentale: al Teatro Romano di Fiesole una nuova edizione de “Il barbiere di Siviglia”, prodotta dal Teatro Comunale di Firenze per il Maggio Giovani, con un cast di orchestrali e cantanti giovani, sui quali ultimi si è concentrata l’attenzione del regista nell’intento di valorizzarne al massimo le potenzialità emozionali; a settembre a Jesi , nell’ambito del Festival Pergolesi Spontini, “La finta filosofa”, un’operina leggera di cui Michieletto ha proposto un’edizione fortemente innovativa e originale; dal 4 al 6 dicembre al Teatro Comunale di Modena è andata in scena “La bella e la bestia”, novità commissionata e prodotta dal teatro emiliano presentata in prima assoluta nell’ambito di un progetto pluriennale che vuol fornire l’opportunità agli autori di potersi misurare con il teatro musicale e al pubblico quella di poter assistere ad allestimenti di questo genere .Il libretto è di Giuseppe Di Leva, le musiche sono di Marco Tutino, uno dei più interessanti compositori italiani contemporanei, le cui partiture sono eseguite in tutto il mondo da prestigiose istituzioni sinfoniche e concertistiche.

E, dopo l’esperienza a fianco di Pierluca Donin nella regia di “Nina no far la stupida”, la commedia musicale di Giancapo e Rossato riportata al successo, altri impegni attendono, il regista scorzetano. Uno, in particolare, lo assorbirà da qui all’estate, la regia del “Don Giovanni” su musiche del compositore spagnolo dell’800 Carnicier,melodramma inedito in epoca moderna che in una coproduzione italo spagnola che andrà in scena a giugno a La Coruna e in agosto al Rossini Opera Festival di Pesaro. In chiusura chiediamo a Michieletto se nella sua formazione in particolare abbiano inciso uno o più maestri “ Sinceramente no, o meglio tutti sono dei possibili maestri perché in qualsiasi posto trovi sempre qualcuno che ha qualcosa da insegnarti e poi io non ho molta esperienza per cui trovo sempre qualcuno che ne sa più di me. Ripeto, l’importante è essere disponibili ad imparare”. Ecco finalmente qualcuno che nel mondo dello spettacolo non è nato…imparato.