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"VOGATA RITUALE - CULTURA IN MEMORIAM" ALLA BIENNALE MUSICA 2011Una speciale in musicadi Farida Monduzzi - Giacomo Botteri Mutanti, 55° edizione del Festival Internazionale di Musica contemporanea diretto da Luca Francesconi vuole indagare le sperimentazioni dei grandi compositori considerati anomali facendo inoltre conoscere l’orientamento delle odierne realtà musicali.
Si sa che il cammino-progresso delle arti nei vari campi non procede secondo una linea retta omogenea, ma avanza attraverso deviazioni, novità sperimentazioni viste spesso, al loro presentarsi come eretiche. Sperimentazioni di autori ormai classici e sperimentazioni della musica contemporanea si affiancano in un confronto stimolante: ecco quindi presentarsi di nuovo all’attenzione e all’ascolto le audacie di Stravinskij, Stockhausen, Bela Bartok accanto alle nuove generazioni di musicisti, in special modo, russi. Vengono accostate culture diverse, proposte popolari e gruppi etnici a musica elettronica in un confronto coinvolgente con la musica tradizionale. Il termine “mutanti” che sigla questa edizione ha lo scopo di introdurre fin dal titolo una riflessione sul rapporto fra musica contemporanea e tecnologie. La rassegna si chiude con lo spettacolo “Vogata rituale – Cultura in memoria", un pot pourri che partendo dall’Arsenale approda all’Isola di San Michele con una miscellanea di proposte e un emozionante omaggio alla tomba di Stravinskij sepolto nell’isola veneziana. Il tratto di mare viene percorso in barca a remi perché il rumore del motore non sovrasti i Canti processionali di Stravinskij, eseguiti lungo la traversata, una variazione su un tema dell’Uccello di fuoco. Nell’area di ingresso dell’isola di san Michele si è accolti da una installazione sonora per diffusione monofonica di Michele Tadini del 1964. Nel recinto greco presso la tomba di Stravinskij vengono eseguiti tre pezzi per clarinetto solo, mentre entro la Chiesa di San Michele risuonano Incontri per 24 strumenti e il Concerto in mi bemolle Dumbarton Oaks di Stravinskij eseguito dall’orchestra della Fenice. Nella Cappella Emiliani si fa tornare alla ribalta un personaggio quanto mai interessante sia come uomo che come musicista, Guillaume de Machaut di cui viene eseguito il lai Loyaultè qui point ne delay, canto che esprime in forma poetica musicata la più alta espressione dell’amor cortese o fin amour: si tratta di una corrente di origine trovadorica, che trovò un fiorente centro di sviluppo presso la corte di Eleonora di Aquitania dove i trovatori bretoni si incontrarono con quelli di Catalogna, d’Aquitania e di Provenza. Altra figura inquietante e fascinosa il principe Carlo Gesualdo da Venosa, vissuto fra la fine del ‘500 e l’inizio del’600, è considerato uno dei più affascinanti musicisti di ogni tempo. Uomo passionale che non si ferma davanti a un duplice delitto per vendicare un tradimento coniugale, il principe è al tempo stesso musicista precursore della modernità per le complesse armonie dissonanti così eccentriche rispetto alla musica tradizionale del suo tempo. Il coro della chiesa di San Michele esegue il suo Tristis es anima mea dai responsori del Giovedì Santo. Raggi dove è il mio bene di Monteverdi, il Pater Noster di Stravinskij, O Immanuel di Arvo Part, Arie per banda di Verdi e Ultima scena di Stefano Bellon concludono l’eccitante maratona musicale mentre i generosi esecutori e gli estasiati ospiti si siedono eccitati davanti a una cena rituale che conclude in un’agape felice una serata originale e indimenticabile.
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