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"VOLVER" DI PEDRO ALMODÓVARL’eterno ritorno dell’incantodi Pierpaolo Simone Pedro Almodóvar è tornato (come da titolo) per presentare a Cannes il suo nuovo lungometraggio. Dopo "Tutto su mia madre", che nel 1998 gli valse il premio alla regia (spodestato all’ultimo momento per la Palma data ai Fratelli Dardenne), ci prova di nuovo con un melò perfettamente riuscito, accolto con entusiasmo in questa 59esima edizione del Festival capitanata da uno dei suoi più fervidi ammiratori: Wong Kar Wai.
Non c’è alcun dubbio sulla maternità dell’opera: un film di Almodóvar è sempre un film di Almodóvar. E questo, probabilmente, lo è più degli altri. Un po’ perché torna sul luogo del delitto con le sue donne, la sua musica, le sue passioni, le sue ossessioni. Ma anche perché nessuno, meglio di lui, saprebbe dar vita ad un intreccio così delicato, sontuoso, irriverente. Volver (Tornare) è il volto pallido e scavato di tre generazioni di donne. Un manifesto acre e surreale della vita e della sua dannazione. Madrid. Raimunda (Penelope Cruz) è una giovane e attraente madre alle prese con un marito disoccupato ed una figlia in piena crisi adolescenziale. Soledad (Lola Duenas), sua sorella maggiore, fa la parrucchiera in casa e vive sola da quando il marito l’ha abbandonata scappando con una cliente. Paula, zia delle due donne, abita invece in un paesino de La mancha, luogo d’origine di tutta la famiglia e conosciuto principalmente per il Solano, un vento caldo e soffocante responsabile dell’alto tasso di pazzia riscontrato fra i suoi abitanti, nonché dei numerosi incendi che ogni estate devastano la regione. Ed è proprio in uno di questi incendi che, qualche anno prima, hanno perso la vita i genitori di Raimunda e Sole. Una domenica di primavera, Augustina (una delle donne del paese) avverte Sole dell’improvvisa morte della Zia Paula, da tempo malata, vecchia ed incapace di badare a se stessa. Nonostante l’immenso affetto che Raimunda prova per la zia dovrà rinunciare al funerale, a causa di un’altra misteriosa e improvvisa morte: quella del marito trovato esangue sul pavimento della cucina. Ad ucciderlo è la figlia, dopo un tentativo di molestie sessuali da parte del padre. Fra fantasmi vecchi e nuovi, reali o immaginati, il ritorno di una madre data per morta (la bravissima Carmen Maura) rispolvererà il passato (come nella bellissima scena iniziale in cui le tre donne puliscono le lapidi dei loro uomini) alla ricerca di nodi da sciogliere e vite da redimere. Già, perché nel mondo di Almodóvar la speranza (a volte basta un sorriso) non si spegne mai, ma è uno specchio che riflette una vita di stenti, di miserie, di abusi fisici e mentali che ne minano il percorso. Gli uomini, in tutto questo, non ci sono. E quando ci sono (se proprio non se ne può fare a meno) scappano come vigliacchi. O muoiono ammazzati. La televisione funge da catalizzatore per l’inebetimento culturale, rincretinisce, mostra il dolore in tutte le sue bieche forme per strumentalizzarlo e ridurlo alla mera rappresentazione mediatica. Feroci, come al solito, le critiche al sistema ecclesiastico, che racchiude al proprio interno le peggiori nefandezze. Le tre attrici sono splendide e impagabili, le musiche discrete ed evocative. I film di Almodóvar sono visi di donna, a volte perfetti, altre leggermente appesantiti dal trucco. Ma pur sempre smaniosi di raccontare - in questo caso con qualche eccesso didascalico e qualche parola di troppo - le loro esistenze al bivio fra incertezza e fragilità. Volver, l’eterno ritorno di un grande regista. Volver (tornare) Titolo originale: Volver Nazione: Spagna Anno: 2006 Genere: Commedia Durata: 120’ Regia: Pedro Almodóvar Sito ufficiale: www.clubcultura.com/volverlapelicula Sito italiano: www.volverfilm.it Cast: Penélope Cruz, Lola Dueñas, Blanca Portillo, Carmen Maura, Yohana Cobo, Chus Lampreave, Leandro Rivera Produzione: El Deseo S.A. Distribuzione: Warner Bros. Data di uscita: Cannes 2006 19 Maggio 2006 (cinema)
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