Valentino Sergi parla del suo nuovo libro “Frank Miller. Matite su Hollywood”

Tra cinema e graphic novel

Valentino Sergi, autore del libro “Frank Miller. Matite su Hollywood” parla del suo nuovo lavoro e della sempre maggiore influenza delle graphic novel all’interno della dimensione cinematografica.

NSC: Il cinema attinge sempre più spesso materiale per raccontare le proprie storie dalle Graphic Novel o dai fumetti. Quali sono le ragioni per cui si adattano così bene al grande schermo?

VS: Ogni testo narrativo di successo si sviluppa su un’idea che parla al pubblico, che attiva processi d’identificazione analizzando temi che riguardano stati emotivi o psicologici o processi della vita come crescere, innamorarsi, la ricerca di sé… Il fumetto è un medium, uno strumento mediante il quale un autore sceglie di narrare una storia, e l’attrazione universale dell’idea è il primo elemento fondamentale perché sia possibile realizzarne un adattamento. La letteratura disegnata, è proprio il caso di dirlo, ha idee da vendere.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un proliferare di film derivati da opere a fumetti; lo sceneggiatore e il regista rielaborano personaggi, miti, archetipi, temi, ecc. in funzione delle caratteristiche linguistiche e commerciali del cinema, a volte perdendo di vista l’idea per valorizzare solo degli elementi estetici. Qui sta la differenza tra pellicole come Spider-man e Elektra, o tra il Batman di Nolan e quello di Schumacher. Il film dedicato alla letale Ninja creata da Frank Miller e i due sul cavaliere oscuro realizzati dal regista di Tigerland si limitano a portare sullo schermo delle maschere, perdendo di vista gli elementi davvero originali e creativi alla base del soggetto. Non a caso sono stati dei flop. La fedeltà di una trasposizione – e, aggiungo, il suo successo – non dipende da un vestito, o da una particolare resa grafica, quanto nella capacità di riproporre la stessa magia del testo di partenza. Non esistono formule per l’adattamento perfetto, ma noto che, di recente, c’è una maggiore cura dello script in questo senso.

NSC: Quali sono i limiti che la celluloide impone a queste storie e quali sono le potenzialità che il cinema può sviluppare?

VS: I limiti del Cinema sono, prima di tutto, linguistici. Watchmen era – ed è – davvero infilmabile. Zack Snyder ha realizzato un adattamento di ottima fattura, capace persino di migliorare alcuni aspetti della trama originale, ma non è riuscito a rendere la complessità della gestione del tempo e dello spazio che Moore e Gibbons hanno prodotto sulla tavola. Non si tratta di una constatazione estetica, ma di un’osservazione sulle differenze tra i due linguaggi. un secondo limite è legato all’aspetto commerciale: le pellicole sui supereroi, visti gli alti budget impiegati, devono seguire strutture narrative e di realizzazione predefinite. Ciò non impedisce ad alcuni registi di forzare tali dettami in virtù di una visione autoriale di per sé sinonimo – ma non garanzia – di successo (pensiamo a Tim Burton), o perché disposti a investire di tasca propria su un progetto. Sin City, in questo senso, costituisce l’adattamento con il più alto grado di fedeltà sinora realizzato. Non a caso è un progetto con un grado di libertà artistica praticamente totale. Miller e Rodriguez hanno studiato delle soluzioni filmiche capaci di replicare particolari effetti d’impressione visiva, ripercorrendo l’evoluzione stilistica del cartoonist americano e hanno migliorato il testo di partenza durante la “traduzione”, allo scopo di renderla più efficace. Questa è di certo una direzione interessante per l’evoluzione discorsiva dei due medium e del processo adattativo.

NSC: Nel panorama delle Graphic Novel in che modo si contraddistingue il lavoro di Frank Miller?

VS: Miller s’inserisce in quel filone di artisti che hanno cercato di riconcepire il fumetto supereroistico interrogandosi sul suo senso, rinnovandone i contenuti e reinterpretando gli strumenti. Il Ritorno del cavaliere oscuro e Devil: Rinascita costituiscono due esempi importanti in questo senso. Nel mio libro analizzo una serie di elementi stilistici e narrativi che a mio avviso hanno contribuito a rivoluzionare il medium: dall’utilizzo di tematiche noir, a una nuova organizzazione delle vignette; da una fusione di elementi derivati da maestri come Eisner, Otomo e Pratt, alla reinterpretazione di elementi grafici propri della pittura. Miller, ancor oggi, è un talento visionario: con 300 ha ridefinito il formato del comic book e portato l’epica nel fumetto, con Sin City ha percorso nuove strade spingendo al limite il rapporto con il cinema, con The Spirit ha tentato l’incredibile, con la promessa di adattare su schermo l’opera del suo maestro attraverso il filtro di una visione artistica e autoriale rimodellata alla luce dell’esperienza sul set. Non ce l’ha fatta, ma ha generato nuove prospettive.

NSC: Che cosa ha spinto Frank Miller, dopo essere stato anche sceneggiatore, a passare dietro la macchina da presa?

VS: Per Sin City, l’insistenza di Robert Rodriguez; per The Spirit, il gusto della sfida e una certa dose di presunzione. Dopo l’esperienza negativa di Robocop 2 e Robocop 3, Miller dichiarò di voler chiudere i ponti con Hollywood, ripromettendosi di non cedere i diritti delle proprie opere a case di produzione che non rispettassero il suo lavoro. In realtà, già negli anni ’90, con la serie d’animazione della fox Big Guy e Rusty the Boy Robot ispirata all’omonima miniserie di comics da lui scritta e disegnata da Geoff Darrow, il cartoonist americano aveva mostrato un rinnovato interesse verso il grande schermo, valutando la possibilità di rendere Sin City un cartone animato. Poi, come sappiamo, arrivò Rodriguez e offrì a Miller la possibilità di realizzare un film disponendo di un cast stellare, fondi e professionisti, per dare vita alle sue creature. Un’offerta che non si può rifiutare.

NSC: Il libro è dedicato in gran parte al Miller cinematografico. Ci sono delle analogie tra il suo modo di disegnare e di girare?

VS: Da un punto di vista visivo, Miller ha impresso in entrambi i medium un utilizzo del colore e della linea di forte impronta espressionista. Non si tratta di semplici marche estetiche, ma di elementi carichi di senso. Se, nel Graphic Novel, la colorazione accesa del Bastardo Giallo rappresenta un divertito omaggio alle origini storiche del medium, nel film le variazioni tonali dela percezione soggettiva di Marv assumono una funzione discorsiva interessante. Di esempi ce ne sono diversi e sono molti i passaggi del testo che dedico a questo aspetto.

NSC: Il rapporto tra cinema e fumetto si prospetta sempre più stretto?

VS: Le conferme sono molte. Non si contano più le pellicole frutto di adattamento che verranno prodotte. Nonostante flop come Hulk e il seguito di The Punisher, Hollywood continua a mostrare un grande interesse verso il mondo della letteratura disegnata. Oltre all’impiego di budget notevoli, inoltre, si mostra una sempre maggiore attenzione a una cura autoriale del prodotto e questo non può che favorire un miglioramento delle soluzioni visive e narrative adottate per adattare la tavola alla pellicola. Ricordiamoci, inoltre, che i seguiti di Sin City sono in lavorazione e che sono stati acquistati i diritti di Ronin e Hard Boiled; i fan di Miller sono avvisati.