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"Vasta è la prigione" di Licia MagliettaDesiderio di uno sguardodi Flavia Crisanti Il Festival Teatri delle Mura di Padova inaugura il ricco calendario di appuntamenti sui bastioni cittadini con l’interessante monologo di Licia Maglietta tratto dalle pagine della scrittrice algerina
Assja Djebar.
Nel ventre arcato del bastione Alicorno di Padova, Licia Maglietta propone una serata tra le pagine della scrittrice Assja Djebar, convinta sostenitrice dell’emancipazione femminile nei paesi islamici. Il racconto monologato ha come perno centrale la donna, anzi una donna, Isma che cerca di fuggire dalla prigionia famigliare, che la relega ad essere madre e moglie. La narrazione scorre per flashback, per lunghe sequenze di ricordi che si concatenano tra di loro ricostruendo una storia apparentemente disarticolata. Eppure, di flash in flash, il pubblico intuisce il filo del racconto e segue appassionato l’esperienza sentimentale di Isma. Isma è una donna matura che si innamora di un uomo più giovane e prova per lui un trasporto fortissimo, prima con la paura di tradire il marito, e tutto ciò che egli rappresenta, e poi con la voglia di farlo, per sentirsi veramente desiderata e amata. Giochi di sguardi, danze spiate di nascosto, incontri fortuiti eccitano la donna, ma nel contempo la spaventano e la rendendo incontentabile. Inevitabilmente il marito se ne accorge e la violenza del tradimento irrompe su Isma. Dopo la separazione, la donna incontra nuovamente il giovane che si è fatto uomo, questa volta egli la desidera con una consapevolezza maggiore, ma Isma è cambiata e rimane solo il ricordo della loro esperienza. Il personaggio di Isma è così simile alle tante donne che abitano i romanzi femminili dedicati al mondo dell’Islam, da Leggere Lolita a Teheran fino alla Mandorla, che ci si aspetta il ripercorre di alcuni temi come l’adulterio, l’asfissia della casa e la violenza del marito. La bravura dell’attrice si posiziona proprio in questo solco: rendere meno scontate, meno didattiche quelle informazioni sulla femminilità nell’Islam e cercare di piegare i sentimenti del pubblico, di incatenarlo alle vicende di Isma. Senza alcun ausilio, se non una musica orientale a segnalare i momenti di maggior patos narrativo, la Maglietta si serve del proprio corpo, della propria voce e soprattutto degli occhi per calarsi nei panni della protagonista fino a perdere la propria dimensione e diventare tutt’uno con lei. Si è convinti che sulla scena ci sia Isma, non l’attrice, che racconta con intensità, esaltazione e disperazione la propria vita di donna che davanti ad uomo dice che con gli occhi ‘così mi disvelavo, così a me stessa mi nascondevo’. Vasta è la prigione di Assja Djebar Adattamento e messa in scena di Licia Maglietta traduzione di Antonietta Pastore Con Licia Maglietta Una produzione Teatri Uniti Durata 1 ora circa
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