Venezia 69: “Pieta” di Kim Ki-duk

Madre di misericordia e vendetta

Venezia 69. Concorso
Il lavoro di Kang-do è storpiare o mutilare i creditori di un usuraio quando non riescono a saldare i propri debiti, per poi riscuotere l’incasso dall’assicurazione. Kang-do non ha affetti, vive isolato in un’esistenza di rabbia e odio verso il prossimo. Un giorno gli si presenta una donna che sostiene di essere sua madre. Spinta dai rimorsi, ammette che è proprio perché lei lo ha abbandonato da piccolo la fonte di tanto rancore. Provocando dolore agli altri, Kang-do vuole vendicare l’ingiustizia subita, e sua madre vuole rimediare. Continua a seguirlo, si sottopone a varie prove per dimostrare di essere sua madre, e alla fine Kang-do si trasforma nel bambino che non è mai stato, avido non più di vendetta ma solo di amore. La vita di Kang-do comincia ad conoscere sentimenti che prescindono dalla vendetta, come l’affetto e la pietà. Ma potrà la pietà da sola soffocare la sete di vendetta che muove i destini dei personaggi?

Madre e figlio, esistenze che si completano l’un l’altra, non possono prescindere dal definirsi reciprocamente. Un figlio senza madre smette di essere umano e si trasforma in un mostro mutilato di se stesso; ma cosa può diventare una madre senza figlio? Kim Ki-duk torna al lido dopo il Leone d’Argento vinto nel 2004 per Ferro-3 con un film che non può lasciare indifferenti. Come in una tragedia greca, i personaggi si fanno maschera di sentimenti primordiali: l’odio, la vendetta, la famiglia. E soprattutto il denaro, divinità che detta un’etica amorale e spinge l’uomo a sacrificarsi sull’altare della ricchezza. La camera di Kim guarda il mondo attraverso la lente della sua formazione cattolica, resa affascinante da un incontro con la cultura orientale che è mossa da istinti altrettanto forti, ma in contrasto con l’etica cristiana. Da una parte c’è la vendetta che agisce da portavoce di una giustizia naturale, costruita su legami di sangue che nulla può far dimenticare, mentre la morale cristiana della pietà lotta fino all’ultimo cercando di proporre una giustizia alternativa, basata sul perdono e la condivisione del dolore.

Le due etiche si incontrano nell’opera di Kim per competere fino all’ultima inquadratura in un teorema perfetto in cui nulla è fuori posto: il dramma si consuma con la lucidità e l’inesorabilità propria della narrativa sia greca sia orientale. Pietà diventa quindi il grido di ogni personaggio, ancor prima che il tema del film, un sorso d’acqua cercato in un mare di sangue dal quale non si riesce più a uscire. Invece della madre e del figlio, capaci di azioni orribili in nome di un riscatto teso a ricreare un equilibrio spezzato per sempre, i veri colpevoli sono le vittime di Kang-do, che vendono se stesse in nome di una falsa divinità, confondono il capitalismo per un sentimento, l’amore filiale e la famiglia con un finanziamento, e poi urlano alla vendetta senza capire che la punizione più grande si nasconde proprio nella pietà negata.

Il cinema di Kim rapisce ogni volta perché non propone risposte preconfezionate, ma le elabora con lo spettatore man mano che la storia si dipana sullo schermo come un sillogismo ineluttabile. E per questo divide, si può amare o guardare con perplessità, ma trascina comunque lo spettatore in un viaggio all’interno di se stesso, lo convince socraticamente che non poteva esserci altra risposta. A causa corrisponde conseguenza, ad azione risponde azione, il cerchio si chiude quando la linea torna su se stessa. A meno che la pietà non possa spezzare questa prigionia, ma forse è solo una flebile voce nell’etica distorta contemporanea che scambia il denaro in amore, e l’amore in vendetta. “Kyrie eleison”, canta un’eco lontana, mentre la luce fioca di un auto si perde nella notte. Forse, finalmente, si può fermare la ruota dell’odio, forse l’acqua potrà purificare e nutrire una vita nuova, ma la pianta della pietà cresce su una terra imbevuta di sangue.

| | |

Titolo originale: Pieta
Nazione: Repubblica di Corea
Anno: 2012
Genere: Drama
Durata: 104′
Regia: Kim Ki-duk
Cast: Cho Min-soo, Lee Jung-jin
Produzione: Kim Ki-duk Film
Distribuzione: Fune Cut, Good Films
Data di uscita: Venezia 2012