Venezia72: “The Event” di Sergej Loznica

La rivoluzione moscovita vista da Leningrado

Venezia 72. Fuori Concorso
Nell’agosto del 1991 ebbe luogo l’“evento” del titolo, ovvero lo scoppio (e il successivo soffocamento) del colpo di stato conservatore che ebbe tra le sue conseguenze la fine dell’Unione Sovietica.

Breve riassunto storico: dopo i primi anni della perestrojka di Gorbacjov, nell’URSS dei primi anni Novanta si veniva delineando un quasi inestricabile intreccio di potere fra i “due Presidenti” (Gorbacjov stesso per l’URSS nella sua interezza; El’cin per la singola Russia), i sostenitori delle riforme e soprattutto un gruppo di alti funzionari vetero-comunisti che si opponevano ai cambiamenti sostanziali sostenuti dal Segretario Generale del PCUS. Come si ricorderà, uno degli snodi cruciali si ebbe quando alcuni congiurati bloccarono il presidente dell’Unione nella sua dacia estiva in Crimea e provarono a prendere il potere nella capitale, attaccando i gangli dell’informazione e della guida governativa.

L’ucraino Loznica, dopo avere fra l’altro narrato l’assedio di Leningrado (con Blokada) e la rivoluzione del Majdan, ci regala questa ulteriore prova della sua squisita capacità di elaborazione delle fonti visive, facendo tesoro di alcuni preziosi materiali d’archivio conservati a San Pietroburgo e rimontati in questo ottimo film “di repertorio”, che ci mostra uno sguardo leggermente obliquo e inusuale su avvenimenti così importanti avvenuti ormai quasi 25 anni fa.

Infatti Loznica non si concentra su Mosca e sui ben noti fatti che videro El’cin e una massa di cittadini democratici difendere la Casa Bianca (sede del Parlamento russo), bensì ricostruisce in parallelo e a distanza ciò che nel frattempo succedeva nella “capitale europea” dell’Unione, l’allora Leningrado, che 73 anni prima era stata invece testimone e protagonista diretta dell’altra rivoluzione, quella che proprio al potere bolscevico aveva dato inizio. È come se con Leningrado (per quanto in sostanza luogo di osservazione degli eventi del ’91, più che protagonista di essi) si chiudesse appunto un cerchio epocale, quello che per i manifestanti dei nitidi e meravigliosamente conservati documenti qui presentati rappresentava il “fascismo rosso”, lo strapotere degli incartapecoriti funzionari bolscevichi, un falso comunismo che aveva le mani sporche del sangue di milioni di innocenti gettati impietosamente nel sistema oppressivo dei lager e di un regime politico censorio e anti-libertario (senza dimenticare le enormi e ripetute ondate dell’emigrazione che spopolarono le file dell’intelligencija).
Loznica utilizza dunque il lavoro certosino che alcuni cameraman fecero in diretta nell’agosto del 1991, in quei giorni in cui nella citta di Pietro il Grande, “finestra sull’Europa” occidentale, molti cittadini intimoriti dalla vaghezza delle informazioni furono costretti a rivolgersi ad oriente, tendendo ossia occhi ed orecchi verso il centro del paese, verso quella Mosca che era il cuore del golpe. Vediamo così i diligenti e laboriosi leningradesi assembrarsi in piazze e vialoni, in attesa di notizie attendibili; come sottolineato dalla colonna sonora del film infatti, uno dei primi passi intrapresi dai golpisti fu quello di interrompere le comunicazioni ufficiali e i telegiornali, passando invece a ripetizione musica classica (in particolare il Lago dei cigni di Cajkovskij che qui intervalla i vari spezzoni narrativi).
Leningrado sembra fermarsi di colpo, quasi colpita da un fulmine improvviso, nei capannelli di impiegati ed operai iniziano a circolare volantini e passaparola che in poco tempo ricostruiscono la verità dei fatti: alcuni appartenenti a quella odiata casta di funzionari ultraconservatori (il vice-presidente dell’URSS Janaev, il capo del KGB Krjuckov, ma anche alcuni ministri) avevano provato il colpo di mano per bloccare quell’evoluzione socio-politica che presto avrebbe portato alla perdita dell’egemonia da parte del partito comunista, e che con l’avanzamento del processo di democratizzazione avrebbe visto di sicuro modificarsi l’assetto inveterato del potere. Tale assetto infatti, a golpe fallito, avrebbe visto in quello stesso dicembre dissolversi per sempre l’Unione Sovietica, ma questa è un’altra storia, benché molti di quelli avvenimenti abbiano avuto una ricaduta lunga di cui ancora ora stiamo assaporando le conseguenze. Si pensi anche solo alla figura di un basso e solerte funzionario del KGB dai capelli chiari, tendente alla stempiatura, che Loznica recupera genialmente nel materiale d’archivio e ci mostra mentre si precipita prima in un palazzo del potere, poi in una vettura delle forze dell’ordine: non è altri che il buon Vladimir Vladimirovic Putin, allora direttore di un comitato municipale, e (ricordiamolo) uomo poi messo al potere come proprio successore dallo stesso El’cin, ma che in quel frangente probabilmente non immaginava ancora che tanto potere (e tante antipatie) si sarebbero poi concentrate proprio sulla sua allora oscura persona.

Ma per tornare ai movimenti delle masse, diremo che queste rivestono il ruolo principale in questo documentario: le vediamo scandire slogan contro i golpisti e contro quello che ormai è per loro un passato da dimenticare e lasciarsi alle spalle. Curioso è (ma con Loznica dietro il tavolo del montaggio non era imprevedibile che ciò venisse sottolineato…) che molti degli slogan e degli umori della folla siano paragonabili a simili moti d’animo espressi poi dal Majdan ucraino. I due momenti sono uniti almeno in parte dal forte desiderio delle folle democratiche e liberali di combattere corruzione e incistamenti dei vecchi poteri, mentre solo nei prossimi anni scopriremo se i due momenti storici saranno accomunati anche da delusioni e scontento in merito alla effettiva democratizzazione della società. Qui vediamo il quasi spontaneo radunarsi della folla pacifica davanti al Lensovet, ma poi soprattutto l’adunata organizzata il 20 agosto nei pressi del Palazzo d’Inverno, luogo ben noto per la presa di potere bolscevico, nelle adiacenze delle sale museali dell’Ermitage. Per quanto nella città non vi furono scambi significativi di colpi, le immagini ben ci ricordano le barricate che reduci dall’Afghanistan e semplici cittadini eressero per prevenire il temuto attacco delle unità militari fedeli ai rivoltosi.

Per chi si aspettava dunque un documentario “d’azione” ci potrebbe essere una parziale delusione, in quanto, come detto, qui Mosca e gli scontri fra forze opposte non si vedono; tuttavia però vedere il graduale rafforzarsi degli umori democratici (o meglio anti-dittatoriali) nel progressivo accrescersi della folla, leggere i contenuti dei messaggi scritti su cartelli e sui muri delle case, sentire il sindaco della città Sobcak e alcuni importanti oratori del posto esprimere sostegno incondizionato agli esponenti del potere legale non possono che confermare l’importanza storica di quei giorni di agosto e lo spirito democratico e popolare della grande città percorsa dalla Neva e dalla sua ben nota Prospettiva.

Titolo originale: Sobytie
Nazione: Olanda, Belgio
Anno: 2015
Genere: Documentario
Durata: 74′
Regia: Sergei Loznitsa

Produzione: Atoms & Void