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Orizzonti - Eventi "Via della Croce" di Serena NonoRacconti di sofferenzadi Marta Martina Via della Croce è un film realizzato con gli ospiti della Casa dell’ospitalità di Sant’Alvise di Venezia, struttura della Fondazione di partecipazione Casa dell’Ospitalità, che a Mestre e a Venezia accoglie le persone senza tetto. Nel film le stazioni della Via Crucis di Gesù Cristo sono rappresentate da tableaux vivants, introdotte dal Vangelo di Giovanni (per la stazione del Cireneo dal Vangelo di Marco) e sono girate in esterno a Venezia. Le scene si intrecciano con le testimonianze-vie crucis degli ospiti di Sant’Alvise.
Venezia 66 è composta da diverse sezioni. Una di queste è Orizzonti che come compito dovrebbe individuare le nuove correnti del cinema mondiale. Purtroppo niente di nuovo in Via della Croce e sarebbe anche meglio che il cinema rimanesse lontano da queste correnti arcaiche e passatiste. Da una parte ci sono le nobili cause, dall’altra c’è il Cinema; che non significa puntare una telecamerina sul mondo e lasciarla accesa. La rielaborazione è l’arte. Via della Croce potrebbe essere usato come esempio per come non si debbano fare i documentari. Per far capire che la brutta forma elimina del tutto l’interesse nei riguardi dell’importante sostanza. I temi del giudizio, dell’umiliazione, della povertà, della carità, della fratellanza, dell’abbandono, della morte e della resurrezione attraverso le voci di chi difficilmente ha voce avrebbero un senso altissimo se non fossero buttati lì con sciatteria. Abbiamo visto fare con questi temi, toccanti documentari ed intensissime pellicole. Qui il tutto è ridotto all’odore di presepe vivente, all’idea strampalata delle inquadrature così come vengono. E se si tira fuori La Ricotta di Pasolini è solo per ricordare delle grandezza delle Deposizioni del Cristo di Rosso Fiorentino e Pontormo. Insomma i riferimenti iconografici a cui far guardare non mancavano, e se è vero che è sempre un ottimo inizio lasciar perdere tutto il resto e pensare con i propri occhi, è anche vero che questo non deve sacrificare l’idea di bello, di coinvolgente di affascinante. Un tentativo completamente sbagliato, un tiro a vuoto. Per stabilire un legame minimo tanto si deve alla forma. Se la storia è raccontata come un brutto servizio di un brutto telegiornale, il meccanismo di empatia non dà nessun buon effetto. Percui la messa in scena così tremenda oscura le belle storie dei protagonisti, sopravvisuti dignitosi e ieratici. Uomini forti a volte umiliati dalla vita che hanno veramente sperimentato la fede. Esperienze di fame e povertà, di emarginazione e lutto che non vengono assolutamente ben rese dalla regia. Lotte di vita quotidiana, moderne via crucis che la messa in scena frusta ancora di più. Via della Croce [Orizzonti - Eventi] di Serena Nono - Italia, 60’
v.o. italiano - s/t inglese
(documentario)
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