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Venezia 66. Orizzonti "Villalobos" di Romuald KarmakarMusica a ripetizionedi Marco Bellano Non ha ancora quarant’anni, Ricardo Villalobos, eppure esiste già un film a lui intitolato. Il personaggio è singolare: cileno, si trasferisce in Germania all’età di tre anni causa l’avvento di Pinochet. Inizia ad appassionarsi di musica, specializzandosi in strumenti a percussione. Comincia a dedicarsi poi a mix di musica a partire dal 1993, non riuscendo ad avere successo sino al 1998, quando riesce ad intraprendere una carriera da DJ. Di lì in poi, la sua ascesa professionale è continua, portandolo a diventare uno dei nomi più richiesti alle console dei locali più prestigiosi, tra Berlino, Ibiza e oltre. Ricardo Villalobos non si vede come un musicista: e questo, va detto, è senza dubbio un giudizio realista ed onesto.
Il documentario della sezione Orizzonti, opera del regista tedesco Romuald Karmakar, dà una visione immediata e semplice del tipo di lavoro a cui Villalobos attende, mediante l’impiego di long takes in cui il DJ interloquisce liberamente con il cameraman, all’interno del suo studio. Tra una curiosità e l’altra, Karmakar intercala lunghissimi sguardi sulle “serate” animate da Villalobos, riprendendo con pochi movimenti di macchina la frenesia danzante della pista, le esplosioni allucinate di luci stroboscopiche e gli occasionali momenti in cui il DJ tocca qualche levetta del suo complicato mixer, alterando qualcosa nel martellante miscuglio di suoni elettronici (o campionati) che si ripete in cicli inesorabili, a volume altissimo. Dal punto di vista documentario, il film Villalobos risulterà sicuramente di un certo interesse per tutti coloro che siano attratti dall’universo dei disc jockey e dei mix musicali. Risulta però difficile valutare il valore cinematografico dell’opera, la quale non sembra andare oltre una dimensione meramente informativa, tinta appena da un certo compiacimento nel propinare allo spettatore interminabili saggi delle performance del protagonista, raccontate senza far ricorso ad alcuna invenzione registica di rilievo. Forse la ripetitività e l’asetticità dell’insieme sono un tentativo di Karmakar di fornire un contraltare visivo alle giustapposizioni acustiche di Villalobos: l’effetto non sembra, tuttavia, raggiungere una vera efficacia comunicativa. La professionalità di Villalobos si nutre di alea ed empirismo: ascolta due secondi di un disco, e subito emette un verdetto a proposito della sua atmosfera, e del minore o maggiore livello di “interesse” dei suoi suoni e dei suoi pattern percussivi. Lo si vede rimescolare (su commissione della Deutsche Grammophone, tra l’altro), il Bolero di Ravel e i Quadri di un’esposizione di Mussorgsky, trasformandoli in qualcosa d’indistinguibile dai martellamenti con i quali si divertono i vip di Ibiza. Villalobos ha ragione, non è affatto un musicista: è tutt’al più un abile “arredatore sonoro”, maestro nell’“arte” di saturare sino all’alba gli spazi di orecchie e menti affamate di sensazioni semplici. Titolo originale: Villalobos Nazione: Germania Anno: 2009 Genere: documentario Durata: 125’ Regia: Romuald Karmakar Cast: Ricardo Villalobos
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