“Vita di Pi” di Ang Lee

Fiaba 3D

Ciò di cui davvero non sarebbe possibile accusare Ang Lee è la mancanza di originalità. Dallo stile di animazione registica creato con La Tigre e il Dragone, al coraggio di presentare una sceneggiatura cruda come quella di Brokeback Mountain o estrema come quella di Lussuria, l’autore di origini taiwanesi non manca mai di raggiungere il pubblico con l’intento di colpirne l’occhio, la mente o lo spirito. Nemmeno con Vita Di Pi Ang Lee tradisce la propria ambiziosa rappresentazione di originalità e anche questa volta essa si ritrova tanto nella regia quanto nel soggetto.

Uno scrittore in cerca di una storia da raccontare s’imbatte in Pi, pseudonimo di Piscine Molitor Patel, uomo indiano molto particolare, trasferitosi in Canada attraverso un viaggio burrascoso e per certi versi misterioso. Pi è un individuo profondamente religioso, ma legato a una concezione spirituale del tutto personale del sacro: durante la sua vita ha abbracciato tutte le religioni possibili alla ricerca della divinità, per poi trovarla soltanto alla fine della propria avventura, dentro sé stesso. Il naufragio della nave cargo che trasportava la sua famiglia e tutti gli animali dello zoo del padre lo costringe sopra una scialuppa di salvataggio per un tempo lunghissimo in compagnia di una tigre del Bengasi. E sarà proprio attraverso questo animale e la convivenza forzata con esso che Pi raggiungerà una sorta di involontario processo catartico dalla propria parte bestiale, vedendosi così rivelato il mistero che ha cercato in ogni religione, quello della felicità.

L’esperienza di Ang Lee nell’ambito dei film d’azione e d’avventura (oltre al già citato La Tigre e Il Dragone, ricordiamo Hulk) gli permette di realizzare una grande regia che si esalta particolarmente nei momenti più agitati del film, cercando di sfruttare le potenzialità del 3D e delle immagini digitali. Tuttavia questa tecnologia si rivela piuttosto ridondante per un film che cerca di legare pretenziosamente spiritualità e avventura: le scene che ne necessitano, per quanto travolgenti e straordinarie, non aggiungono assolutamente niente alla storia narrata e anzi, per certi versi, arrivano a disturbarla aprendo quello che sembrerebbe essere un solco tra realismo e iperrealismo, e spazzando via totalmente in questo modo quell’atmosfera mistica che Ang Lee tenta invano di rappresentare.

Vita di Pi ne esce dunque come un film a metà tra la fiaba fantastica e la ricerca spirituale di sé stessi e di qualcosa di sacro, lasciando lo spettatore in bilico tra un viaggio interiore e un viaggio d’avventura nel quale le due atmosfere risultano tanto inconciliabili come risulterebbero Cast Away (o Robinson Crusoe) e Siddharta. La reazione istintiva è sicuramente positiva, data l’adrenalina e la curiosità che questo film scatena, ma a una prima elaborazione razionale degli eventi e delle emozioni vissute in sala, lo spettatore resta piuttosto confuso, quasi imbarazzato perchè convinto di aver assistito a un film d’avventura che, al di là delle sue immagini, lo ha forzatamente spinto a trarne una morale spirituale, un disegno religioso in grado di testimoniare la congiunzione tra uomo e natura e la diretta discendenza dell’uomo dalle bestie.

La trovata finale di porre in contrasto la narrazione verosimile di Pi con ciò che probabilmente è il reale avvenimento accaduto nel naufragio, rivelando una sorta di allegoria tra animali e uomini per porre l’accento sulla bestialità di questi ultimi, non fa altro che allargare quel solco tra avventura e spiritualità. Tutto questo mette infatti in risalto la fantasia e la necessità religiosa nascosta dietro il racconto del protagonista e trasforma il film in una favola alla Tim Burton (impossibile non notare la somiglianza con Big Fish) del quale però non riprende il commovente intento di esaltare la realtà della vita attraverso la fantasia. Vita di Pi non arriva mai completamente a coniugare agli occhi dello spettatore fantasia e realtà: svela in modo deludente un mistero profondo, quello della ricerca di sé stessi, che trasforma banalmente in una parabola religiosa, risolvendolo con un’improbabile commistione di credenze.

Nonostante l’assoluta originalità che conferma i lavori di Ang Lee, Vita di Pi non sembra davvero riuscire a convincere fino in fondo, forse perchè, pretenziosamente, il regista tenta qui di colpire tanto lo spirito quanto l’occhio dello spettatore e, per concentrarsi su entrambi, manca purtroppo il bersaglio.

Titolo originale: Life of Pi
Nazione: U.S.A.
Anno: 2012
Genere: Avventura, Drammatico
Durata: 127′
Regia: Ang Lee
Cast: Gérard Depardieu, Rafe Spall, Irrfan Khan, Suraj Sharma, Tabu, Adil Hussain, Ayush Tandon
Produzione: Rhythm and Hues, Fox 2000 Pictures
Distribuzione: Twentieth Century Fox
Data di uscita: 20 Dicembre 2012 (cinema)