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"Vite congetturali" di Fleur JaeggyIntellettualismo al servizio di tre scrittoridi Alessandro Rosanò Fleur Jaeggy è considerata una delle maggiori scrittrici italiane contemporanee, vincitrice dei premi Bagutta, Moravia e Viareggio. Ricordata soprattutto per I beati anni del castigo e Proleterka, in Vite congetturali realizza dei delicati ritratti di tre autori a lei molto cari: di De Quincey e Schwob ha curato delle traduzioni, su Keats ha scritto saggi.
La prima parte è dedicata a Thomas De Quincey, scrittore inglese del XIX secolo, autore di uno dei casi letterari dell’epoca, Confessioni di un mangiatore di oppio, in cui affronta senza indulgenze e moralismi la sua dipendenza dalla droga, inizialmente necessaria a far fronte alle sue nevralgie, poi vizio sempre più dispendioso. Nel breve testo di Fleur Jaeggy, viene resa la situazione allucinatoria in cui visse per lungo tempo lo scrittore – solo intorno ai sessantanni riuscì a liberarsi da quel bisogno – assieme al ricordo del legame con grandi poeti dell’epoca, quali Coleridge, anch’egli dedito all’oppio, e Wordsworth. Il secondo protagonista di Vite congetturali è John Keats, altro inglese dell’Ottocento, poeta tra i maggiori della seconda generazione del Romanticismo, assieme a Byron e Shelley. Nel testo vengono condensati i venticinque anni della sua breve vita, dall’amore per la lettura da bambino all’abbandono degli studi di medicina e chirurgia per dedicarsi alla poesia. Fondamentale la conoscenza dei classici e la visione dei marmi del Partenone conservati al British Museum: proprio questi elementi sono alla base delle sue più note – e migliori – composizioni, quali Ode to Psyche, Ode on a Grecian Urn e Ode to a Nightingale. La necessità di una cura per la tubercolosi lo porta a trasferirsi a Roma, dove muore e dove oggi, al cimitero protestante vicino alla piramide Cestia, si trova ancora la sua tomba, con sopra l’epitaffio da lui voluto: “Qui giace uno il cui nome fu scritto nell’acqua”. Marcel Schwob, scrittore simbolista, nacque a Parigi nel 1867. Traduttore di Catullo e Luciano, autore di saggi su Villon, viene ricordato soprattutto per l’opera Le vite immaginarie, su alcuni protagonisti dell’epoca medievale, goliardi, filosofi e briganti. Ispirandosi alla vita di Robert Louis Stevenson, si reca nei mari australi, a Samoa, ma alla fine, rimpiangendola, torna nella natia Parigi, dove muore. Fleur Jaeggy, Vite congetturali, Adelphi, 2009, pp. 52, € 5,50.
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