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Festival del film di Locarno: Concorso internazionale "Vol spécial" di Fernand MelgarParadossi svizzeridi Rinaldo Vignati L’immigrazione è al centro di più di un film di questa edizione del concorso internazionale di Locarno: Crulic, Low life, Onder ons, Sette opere di misericordia, trattano in un modo o nell’altro dell’immigrazione o raccontano storie che riguardano degli immigrati. Tra questi è però Vol spécial, toccante documentario di Fernand Melgar, già regista de La forteresse (2008), che affronta il tema in modo più diretto.
In Svizzera gli immigrati clandestini sono reclusi – in attesa della decisione riguardante la concessione dell’asilo – in centri di detenzione amministrativa. Nel caso l’asilo non venga accordato, gli immigrati sono rinviati nel paese d’origine: in prima battuta viene proposto loro un volo di linea, in caso di rifiuto gli espulsi vengono coattivamente imbarcati su “voli speciali” sui quali sono costretti in una situazione letteralmente disumana (i voli speciali possono avere diversi scali in paesi europei ed extraeuropei, e durare quindi complessivamente anche 30-40 ore, durante le quali gli immigrati rimangono legati in posizioni scomodissime, senza nemmeno la possibilità di andare ai servizi). Le modalità di questi voli (e la loro stessa esistenza) pone evidenti problemi sul piano del rispetto dei diritti umani (Amnesty international li ha spesso denunciati). Fernand Melgar non ha avuto il permesso di filmare questi voli, ma quello di entrare in uno dei centri di detenzione (Frambois) dove gli immigrati attendono, per svariati mesi (fino a 24) il loro destino. Vol spécial ci mostra così la vita quotidiana di questo centro, che si svolge in modo tranquillo e ordinato, nel reciproco rispetto – apparentemente vicino all’amicizia – tra funzionari e detenuti. Nel finale, il film ha un picco drammatico: proprio sul volo speciale che avrebbe dovuto riportare “a casa” alcuni dei reclusi di Frambois, le condizioni estreme del trasporto provocano la morte di un altro uomo: il caso diventa la notizia d’apertura dei telegiornali. È un film di paradossi. È un paradosso rinviare in Kosovo un uomo perché quello è il suo paese, mentre in realtà, pur avendo sul passaporto la nazionalità kosovara, vive da più di vent’anni (metà della sua vita) in Svizzera e lì ha affetti, casa e lavoro, paga tasse e assicurazione. È un paradosso costringere persone che vorrebbero e potrebbero lavorare e guadagnarsi la loro vita liberamente a dipendere per il loro sostentamento dallo stato. È paradossale l’ordine sereno e la pulizia che regna a Frambois nonostante la drammaticità di quello che vivono i reclusi (costretti a lasciare famiglia e lavoro per tornare in un paese che magari non vedono da anni e in cui non hanno più nulla). Vol spécial descrive tutto questo con sobrietà (niente musica di commento), senza forzare la mano. Il fatto che tutti i funzionari siano brave persone, di cui il film ci fa percepire l’“umanità”, ma che, allo stesso tempo, siano parte di un meccanismo inumano oppure il fatto che il voto abbia sanzionato la legittimità “democratica” di questi centri e di questi voli ci chiama in causa e ci mette in questione come cittadini delle moderne democrazie. Insomma, un film di grande urgenza politica e notevole efficacia cinematografica, caratteri che lo rendono candidato tra più accreditati per il Pardo d’oro. Vol spécial Svizzera, 2011, 103’ Regia: Fernand Melgar
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