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Orizzonti "Voy A Explotar" di Gerardo NaranjoFuga romantica dal mondo adultodi Gianluca Capaldo Quanti adolescenti vorrebbero essere come Román e Maru? Quanti lo sono? Quante volte abbiamo avuto quell’irrefrenabile voglia di mollare tutto e fuggire dal mondo degli adulti, dalla realtà, per creare con la persona giusta il nostro microcosmo, dove le regole non esistono e i tempi li decidiamo noi in prima persona con le nostre azioni, giuste o sbagliate che siano? Gerardo Naranjo porta sul grande schermo nella sezione Orizzonti di Venezia 65 la rabbia, l’amore, la pazzia, il romanticismo di due adolescenti pronti a “esplodere”.
Voy a explotar racconta di due adolescenti problematici e della loro ribellione impossibile nei confronti del mondo adulto. Román non riesce a catturare l’attenzione di suo padre e si perde pericolosamente nelle sue fantasie violente (uccidere l’insegnante e sparare sui suoi compagni di classe...). Divertentissima (sarcastica) la sua messa in scena teatrale a inizio film: lo spettacolo dal titolo Ci vediamo all’inferno dedicato al padre, militante d’estrema destra, vede l’adolescente impiccarsi in scena, ridendo. Dall’altra parte Maru balla sul palco con le compagne: loro sorridenti e carine, lei annoiata, brutta e con i capelli poco curati. Le due anime ribelli e confuse trovano un punto d’incontro: l’amore. La loro relazione romantica mette in luce non solo la voglia di scoprire insieme la sessualità e la vita di coppia (vista dal punto di vista adolescenziale ovviamente) ma focalizza soprattutto il loro rapporto sull’esigenza di dialogare, di avere un confronto di idee, di aver la possibilità di trovarsi la mattina al proprio fianco qualcuno, travolgentemente complice, che comprenda la propria situazione esistenziale, i propri problemi. L’alchimia che si viene a creare tra i due, però, esplode, supera i limiti. Nemmeno gli stessi protagonisti riescono a deviare l’inesorabile tragedia a cui vanno incontro. L’evasione si trasforma in distruzione. Le identità che i ragazzi stavano pian piano costruendo restano colpite, ferite, graffiate, dalle conseguenze non prese in considerazione. Sullo sfondo le due famiglie: da una parte una donna messicana sola e patetica, dall’altra la borghesia politica corrotta. Seppur ben costruita, la pellicola presenta qualche difetto di fondo: Naranjo è bravissimo nell’esprimere con la macchina da presa la follia amorosa, nel registrare le inquietudini e il desiderio di non appartenere ad un mondo patinato (ecco perché si lascia andare a primissimi piani sporchi e a riprese volutamente non perfette che riescono a coinvolgere lo spettatore). Ma d’altro canto, in una pellicola dal titolo Voy a Explotar, manca totalmente quella sensazione di claustrofobia che porta i ragazzi a fuggire: troppo leggere le paranoie dei genitori, troppi gli spazi aperti che visivamente richiamano perfettamente alla fuga ma tralasciano la sensazione opprimente, soffocante, delirante, dei due protagonisti. Buona la ricerca dei dettagli legati all’ambiente che fa da sfondo alle vicende. Voy a explotar rimane comunque un’ottima prova, testimoniata dalla buona accoglienza del pubblico festivaliero veneziano. Titolo originale: Voy a explotar Nazione: Messico Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 106’ Regia: Gerardo Naranjo Cast: Daniel Giménez Cacho, Rebecca Jones, Martha Claudia Moreno, Maria Deschamps, Juan Pablo De Santiago Produzione: Canana Films, Cinematografica Revolcadero, Fidecine, Instituto Mexicano de Cinematografía (IMCINE), Verisimilitude Data di uscita: Venezia 2008
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