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YOGURT VIRTUALE, REAZIONI DIGITALIIntervista a Barbara Riebolge, Ailurosdi Marianna Sassano Yogurt è l’ultima produzione di Ailuros, compagnia veneta della provincia trevigiana, diretta da Barbara Riebolge. Lo spettacolo è passato quest’estate da B-Motion, dove ha debuttato; e ora arriva nella rassegna di Enzimi (e d’altronde, l’affinità dietologica e linguisitica non poteva non causare una sanissima attrazione tra artisti e organizzatori): domani, sabato 18 febbraio alle 21, Yogurt andrà in scena all’Auditorium di Villa Guidini di Zero Branco (TV).
Ne parliamo, prima ancora della visione, con la regista: e scopriamo che tutto ciò ha molto poco a che fare con categorie di alimentazione del corpo, quanto piuttosto dell’animo. Anzi, dell’animo virtuale, digitale, tecnologico e social di ognuno di noi.
Ailuros, leggo dalla vostra presentazione, “guarda al teatro e alle arti performative contemporanee come possibilità di incontro-dialogo tra le varie discipline artistiche” attraverso la “contaminazione di differenti codici (teatro, danza contemporanea, scrittura, musica, video art, performing art)”. Questa è una delle cifre stilistiche più comuni del teatro contemporaneo e di ricerca: penso a gruppi come Anagoor o Muta Imago, ad esempio. Ma in realtà il teatro per sua stessa natura è luogo dell’incontro tra forme espressive. Quello che poi fa la differenza, è quel particolare modo di ciascun gruppo di declinare questo incontro. Qual è l’interpretazione di Ailorus? L’incontro dei codici artistici è subordinato all’incontro con lo spettatore. Nei nostri spettacoli le differenti discipline non sono tanto formule utili a costruire la scena, quanto differenti possibilità di instaurare un rapporto con lo spettatore. Non miriamo alla semplice partecipazione, lo spettatore non deve immedesimarsi in un personaggio, ma in se stesso. Il suo io è il filtro attraverso cui guardare lo spettacolo. L’interazione con gli attori, l’essere oggetto di riprese video live, utilizzare nello spettacolo la rete: sono momenti scenici utili a portare la performance stessa all’interno del cuore e non solo dell’occhio dello spettatore. Non vogliamo che ci si sforzi di sentire la passione di Fedra, vogliamo che ci si possa scoprire Fedra stessa. Non ci piace strutturare le diverse componenti della forma teatro in un’equazione degli elementi definiti. Certo, la ricerca è un percorso e la coerenza ne è il segno, tuttavia soluzioni predefinite ingabbierebbero le reali potenzialità di una libera scelta. Nei contenuti riconosciamo un nostro vocabolario. La civiltà globale, la società contemporanea, attraggono con forza le declinazioni sceniche dei nostri spettacoli. La videosorveglianza, il ruolo individuale e collettivo, l’onere della propria posizione, il confronto con le infinite schegge della popolazione mondiale sono elementi contenutistici che ritornano, rimandano uno all’altro, accrescendo per analogia la nostra poetica. Le vostre scelte espressive, e i vostri territori d’indagine, vi portano a prendere percorsi ancora parzialmente inesplorati nel teatro, per lo meno quello italiano; leggo ancora: “Intenzione di Ailuros è quella di ricercare attraverso i linguaggi della connettività e dell’interattività, portando in scena il vocabolario di internet e di nuove tecnologie e puntando ad una comunicazione allusiva”. Connettività e interattività, ovvero social network, ovvero la nuova forma di socialità dell’uomo moderno. Internet ci permette di portare il mondo nel teatro e il teatro nel mondo al contempo. Il diktat teatrale del “qui ed ora” è l’ordine anche della connettività. Credo ci sia un’affascinante ed evidente corrispondenza tra la scena teatrale e la scena virtuale. E veniamo allo spettacolo, che si nutre di queste tecnologie e di queste nuove forme relazionali. Il titolo è bellissimo, lasciatevelo dire: Yogurt. Sa di sano, di forma fisica, di corpi tonici. Eppure… Abbiamo scelto lo yogurt a rappresentare lo spettacolo proprio perché è l’alimento comunemente considerato simbolo di salute. Gli slogan pubblicitari lo spacciano come il prodotto della salute per eccellenza: se mangi yogurt resti in forma, sei più bella, sembri addirittura più sensuale. Lo yogurt diventa nel nostro spettacolo emblema dell’ansia contemporanea per la cura della propria immagine (a partire dalla forma fisica), verso cui ci spingono in primis la pubblicità e il consumismo. Yogurt parla di questo ma parla anche di un altro tipo di ansia: quella di essere sempre presente, del multitasking, della paura di perdere un’occasione perché nel mare di scelte e possibilità a cui ci siamo abituati non è facile fare le proprie scelte. Si tratta di un mondo “liquido”, in continuo mutamento, per dirla con Zygmunt Bauman. Una società abituata a cambiare continuamente opinione, a cambiare lavoro, a cambiare prospettive di vita, a cambiare amori ed affetti, a dire di sì a tutto e a non escludere nessuna scelta perché le possibilità sono infinite, tutte a portata di mano e non si sa quale potrebbe fare la sua fortuna. Il nostro spettacolo parla di questo, dell’uomo contemporaneo e della sua rincorsa utopica ad essere un superuomo. Nella scheda artistica sottolineate come “La ricerca della felicità, di se stessi e di Dio, attraverso l’indagine, collettiva ed individuale, di una completezza fisica e mentale”, siano le direttrici che accompagnano questo nuovo lavoro. Una felicità difficile, in un mondo dove “il Logos viene sostituito dai loghi, non conta molto che essi siamo politici o commerciali”. Insomma, quasi quasi viene da pensare che non ci sia spazio per la speranza, inglobati come siamo in quell’ “urgenza del fare e dell’agire per riempire il vuoto e tentare di trovare una risposta”. È quello su cui ci è sembrato spontaneo riflettere in questa nostra ricerca che ci ha portato a una molteplicità di significati. Nello spettacolo ci sono molti simboli religiosi, come la morte e il sacrificio, il battesimo, la purificazione, gli stessi Adamo ed Eva, quali uomo e donna primigeni. Abbiamo pensato molto al sacrificio e a qual è il sacrificio dell’individuo contemporaneo. Abbiamo pensato alla perdita della passione, del cuore, dei forti ideali. Ci siamo chiesti se oggi è possibile, nel contesto occidentale e consumistico, morire per un ideale. Una società in cui un individuo non è più portato a fare un progetto di vita ma vive sapendo di poter/dover cambiare continuamente, che non può più sacrificarsi per un solo ideale (un credo, un principio, un amore…). Abbiamo tentato di fotografare l’individuo contemporaneo, senza voler dare una connotazione negativa, anche se forse nello spettacolo un accento pessimistico è passato. Abbiamo voluto però riflettere non solo sulla perdita del cuore dell’individuo ma anche su una speranza, un sacrificio d’amore, forse ancora possibile… Il logo di Yogurt è un topo. Una cavia da laboratorio. Un animale in trappola. E così, per analogia, azzardo, immagino i due performer in scena, Roberta Costa e Andrea Tich, attori - cavie - ipercinetici. Ci racconti com’è andata la messa in scena? E cosa vede lo spettatore dalla platea? I due attori si rapportano a due strutture cubiche, come filtro difensivo, vetrina espositiva, stanza virtuale, spazio individuale, labirinto. Sembrano due topi in gabbia. Gli attori divengono così dei burattini nelle mie mani, in quelle del dramaturg Nicola Cecconi o dei tecnici che intervengono direttamente a modificare il contesto, attraversando palesemente la scena, porgendo o sottraendo oggetti agli attori, cambiando situazioni musicali e atmosfere luminose: in scena anche la regia luci e audio. I cubi definiscono gli spazi scenici, sono investiti da immagini videoproiettate, costruiscono architetture variabili, sostenute dalla luce e dalle immagini stesse. Ma possono anche trasformarsi in teca espositiva, prigione, labirinto e l’individuo allora non é che un piccolo topo bianco da laboratorio che non può fare altro che cercare una via di fuga. Yogurt ha debuttato a Bassano, a B-Motion, ma ha camminato anche in luoghi “altri”: parte dello spettacolo è stato montato all’interno di una coopertiva sociale. Un modo molto attuale di creare sinergie positive con il territorio, in tempi ardui per lo spettacolo, che si “ingegna” a trovare partner anche non “canonici”. Il nostro progetto è piaciuto a Operaestate che ha deciso di coprodurlo, dandoci la possibilità di lavorare in una residenza artistica a Bassano nello spazio della chiesa di S. Bonaventura. Abbiamo poi debuttato al festival B-Motion lo scorso 30 agosto. Il progetto ha avuto il sostegno anche della Cooperatica Sol.co., una realtà del territorio che si occupa di riabilitare ed inserire nel lavoro persone con patologia psichiatrica. La sede di Treviso ci ha ospitato per un periodo ad agosto. Lì abbiamo montato lo spettacolo e fatto alcune prove aperte per gli utenti e gli operatori della cooperativa. L’impatto è stato davvero straordinario. Bello il rapporto e la sinergia che sono creati con operatori e operai della cooperativa, inaspettata la reazione degli utenti. Artefice di questo incontro tra Ailuros e la cooperativa Sol.co è stata l’associazione Enzimi, che mira a sviluppare collaborazioni nel territorio. Chiudiamo con una vostra riflessione: “Accanto ad una vita reale ciascuno di noi ha anche una vita virtuale”; e, pensando ai social network, aggiungerei anche che questa vita virtuale assume su si sé i caratteri della “vita pubblica”, perché on line tutto è rintracciabile. Eppure, nella vita virtuale, in troppo pochi sembrano ancora consapevoli di questa loro dimensione pubblica. Quasi dei ridicoli pesci fuor d’acqua, eppure immersi in quell’acqua fino al collo. Sì, in scena portiamo anche internet attraverso quello che più lo rappresenta in questo periodo: il social network. Siamo partiti da uno studio sulle chat, in particolare su chat roulette, una chat in cui interagisci con persone da tutto il mondo attraverso una webcam e un microfono. La particolarità di questa piattaforma che ha suscitato il nostro interesse è stata quella della relazione casuale con gli utenti connessi. Si crea così una successione incontrollabile di incontri. Frequentando questo sito, abbiamo rilevato negli altri utenti la necessità di ricevere l’attenzione di qualcuno. Esigenza infantile per certi versi ma forse semplicemente umana e che noi non possiamo che trovare personalmente vicina. Eventi
sabato 18 febbraio 2012 dalle 21:00 alle 22:00YOGURTVilla Guidini, Zero Branco Biglietto a ingresso responsabile. Lo spettacolo si inserisce all’interno della rassegna Finimondo patrocinata dal Comune di Zero Branco. Per info: tel. 3493621836 - 328 0835210; ailurosteatro@gmail.com – info@progetto-enzimi.org www.progetto-enzimi.org/index.php grafica Violetta Pouedras
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