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Orizzonti "Z32" DI AVI MOGABRILa paura per una realtà spietatadi Ilaria Falcone Avi Mogabri, regista israeliano, nella sua carriera ha realizzato prevalentemente documentari sulla politica israeliana; a Venezia, nella sezione Orizzonti, presenta un suo nuovo documentario, una storia intervallata da musiche sulla tragedia della guerra e sui conflitti interiori che assillano un ex soldato israeliano e chi gli sta accanto.
L’ ex soldato prova a raccontare alla sua ragazza quello che ha fatto durante la sua appartenenza ai corpi speciali dell’esercito.
Un musicista, che assume quasi il ruolo di un cantastorie, tanto che potrebbe assumere le vesti dell’alter ego del regista, sta componendo una canzone sulla difficoltà per il soldato di affrontare il presente con un passato fatto di morti innocenti. La ragazza intervista il fidanzato davanti a una telecamera, lui ha accettato di essere ripreso a patto che il suo volto rimanga celato. All’inizio, infatti, i volti sono offuscati; poi, a poco poco divengono chiari, ma è come se avessero sempre indosso delle maschere. I volti coperti, ma in realtà scoperti, rappresentano la volontà di nascondersi, ma non solo per mantenere un’identità anonima; quello che continua a nascondere i volti è la paura: per quello che è stato compiuto, per come si verrà giudicati; ma è anche paura di conoscere fatti che si ha timore di apprendere. Il dialogo tra i due è lineare, ma le pause, i silenzi, le attese di risposte mostrano che occorre tempo per capire e guardarsi dentro, per provare ad accettare. La macchina da presa sta ripredendo due giovani disarmati dalla vita. Il regista vuole, attraverso la ragazza, venire incontro ai giovani soldati mandati a eseguire volontà altrui. Dal momento che non è un film di fiction, ma un documentario, il realismo entra prepotentemente nella sceneggiatura, se si cercano risposte certe, o quanto meno definitive, o prese di posizioni non se ne avranno. Con maestria e delicatezza, Mogabri incastra il dialogo dei due ragazzi alle prove del musicista, sono due composizioni che procedono parallelamente, senza incontrarsi. L’effetto che si percepisce è quello di un’opera intima e drammatica, semplice nell’elevata impresa di portare a testimonianza una storia complessa. Non è facile per la ragazza accettare la follia omicida della guerra. Potrebbe provare a mettersi nei panni del suo ragazzo, ma le sovviene sempre alla mente l’alternativa di un’altra possibilità rispetto alle stragi compiute dagli eserciti. Lui ha bisogno del perdono di lei, lo chiede con gentilezza disperata, quasi implorandolo. Mentre i due ragazzi elaborano, cercano di trovare le parole giuste, il musicista mette in musica i suoi versi, prima solo con il pianoforte e poi completa l’opera con una piccola orchestra. La canzone è composta, finita, le parole giuste sono state messe in musica, l’opera del regista è terminata. Non altrettanto umanamente facile è dare una conclusione alla realtà che si trova in mezzo ai due giovani. Quella stessa realtà alla fine non riesce a esprimersi. Restano solo sguardi sfuggenti, rilfessivi, che, però, sono restii a fissarsi. Titolo originale: Z32 Nazione: Israele, Francia Anno: 2008 Genere: Documentario Durata: 81’ Regia: Avi Mograbi Produzione: Les films d’ici Distribuzione: Doc&Co
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