ZIO VANIA: PARTE DALL’ITALIA LA TOURNÉE MONDIALE

Uno spettacolo in russo che parla al cuore

È partita da Milano la tornée mondiale dello spettacolo “Zio Vania – Scene di vita di campagna” di Anton Checov per la regia di Andrei Konchalovsky. Terminate domenica le repliche al teatro Franco Parenti, lo spettacolo andrà in scena martedì 24 novembre all’auditorium Santa Chiara di Trento, sarà poi a Reggio Emilia il 27, 28 e 29 e a Venezia al Teatro Goldoni nei giorni 1 e 2 dicembre.

Il testo, un classico del teatro occidentale, narra del degrado economico e morale di un’intera famiglia borghese: zio Vania è un uomo modesto che gestisce una proprietà della famiglia e che ha da sempre una venerazione per un professore, un tempo marito di sua sorella, ora morta. Quando il professore giunge nella tenuta si mostra per quello che è in realtà, un uomo mediocre e incredibilmente egoista. Attorno a questi due personaggi ruotano una serie di altre figure, ognuna delle quali mostra un aspetto diverso della miseria umana. Gli avvenimenti, come in quasi tutti i testi del drammaturgo russo, sono scarsi e secondari rispetto al mondo dei sentimenti.

La messinscena del regista russo è di stampo classico, dominata da una scenografia curata all’eccesso, a volte inutilmente ricca di mobili e oggetti scenici che rischiano di distrarre lo spettatore. La struttura del “palcoscenico sul palcoscenico” con gli attori fuori scena seduti ai lati ricorda il celebre Arlecchino di Strehler.

Lo spettacolo è in lingua russa con i sopratitoli in italiano. Una scelta azzardata, ma che ripaga con la bellezza delle sonorità proprie dell’originale la fatica fatta dallo spettatore nel seguire la scena e contemporaneamente leggere i dialoghi proiettati sullo sfondo. Ad ogni modo dato il successo di pubblico conseguito a Milano parrebbe una scommessa vinta.

La nostalgia per un passato migliore è il sentimento predominante: essa è evocata fin dall’inizio dal regista attraverso una musica lenta che accompagna la proiezione di alcune fotografie e viene rimarcata più volte durante lo spettacolo. Particolarmente toccante è il momento in cui il medico Astrov pensa alla distruzione che l’uomo sta compiendo sulla Terra (è incredibile pensare che questa denuncia sia stata scritta nel 1900), la grazia naturale del paesaggio calpestata dall’attività umana è rimarcata dalle immagini in sequenza che con un forte contrasto mostrano prima un volo di uccelli e poi un bosco tagliato.

L’amara ironia di Čechov. è raccolta e rilanciata dal regista in modo geniale. Quanto avviene nella vicenda originale mostra la negatività dell’ozio in campagna e indica nella vita laboriosa l’unica soluzione per non pensare alla tragicità propria della condizione umana. Konchalovsky rincara la dose proiettando tra i vari atti un filmato raffigurante il traffico di una città contemporanea: a 150 anni dalla nascita di Čechov.la vita dell’uomo si è completamente trasformata, è caduta nell’eccesso opposto dell’attivismo sfrenato, ma la vera felicità non è ancora stata trovata.

Čechov.smuove l’animo perché parla al cuore dello spettatore. Mette in scena una realtà che sembra lontana dalla nostra, ma in realtà i suoi personaggi, con le loro miserie, incarnano l’universale condizione umana.

ZIO VANIA di A. Čechov.
Regia e scenografia di A. Konchalovsky – musiche E. Artemyev – direzione artistica P. Chomsky
Con A. Filippenko, N. Vdovina, Y. Vysotkaya, I. Kartasceva, P. Derevianko, A. Domogarov, A. Bobrovski,L. Kuznetsova, O. Suchareva
Durata: 3 ore circa