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Venezia 67. Orizzonti "Zelal" di Marianne Khoury, Mustapha HasnaouiVoci dall’ombradi Andrea Vesentini Gli ospedali psichiatrici dell’Egitto moderno, dove la malattia mentale diventa prova dei mali della società ed è per questo lasciata nell’ombra. Un documentario-denuncia coraggioso e toccante.
Il Cairo, Egitto. La città proibità all’interno della capitale è il manicomio, ripostiglio di tutti quei mali che la società preferisce nascondere piuttosto che affrontare direttamente. Un porto dove spesso chi vi approda viene traghettato da una cultura che lo reprime e rifiuta, prima ancora che per una vera e propria malattia: e così, l’Egitto moderno avanza verso il futuro nascondendo ciò che non fa piacere vedere. È una discesa negli inferi della follia, il documentario del tunisino Hasnaoui e dell’egiziana Marianne Khoury, allieva di Youssef Chahine, una vera e propria istituzione nel panorama cinematografico nazionale. Ma anche un’operazione di denuncia, che usa il manicomio per guardare in realtà ai mali della società, che emergono con violenza nei volti scavati di sofferenza dei degenti, soprattutto nel caso delle donne. Donne, ad esempio, che giungono alla follia dopo i maltrattamenti dei mariti, dopo essere rifiutate per la loro stessa natura femminile, violentate sul letto di nozze, figlie indesiderate di un mondo che sembra leggere nella loro semplice essenza femminile il germe della mostruosità rigettandole e trascinandole così nel vortice della pazzia. Ma anche uomini spesso incompresi, le cui famiglie non riescono a reggere il peso di una malattia mentale che talvolta non viene considerata nella cultura del loro paese, e viene interpretata attraverso altre forme. E se una madre parla di possessione demoniaca per descrivere la malattia del figlio, forse veramente di un demonio si tratta, quel tarlo che consuma nel profondo l’anima di tutti gli uomini e le donne che popolano la pellicola. Khoury e Hasnaoui hanno il coraggio di accendere i riflettori su un tema che spesso in Egitto non trova spazio per la discussione, e viene lasciato nell’ombra, fino a trasformare gli stessi malati in ombre, "zelal" appunto, resti intangibili di un’anima che ormai ha perso contatto con il proprio essere. Come spiegano i registi, "sollevare la questione dell’internamento psichiatrico in Egitto equivale a mettere in luce l’intolleranza di una nazione in crisi", e sottolineano il fatto che i malati sono lasciati volutamente nell’ombra perché "rivelatori dei mali di una società". Un’opera coraggiosa dato il contesto sociale in cui è stata realizzata, che non risparmia niente e nessuno e restituisce pienamente il dramma della più dolorosa delle malattie, e al contempo riesce a muovere forti critiche ad una società che non solo non si fa carico delle sue responsabilità, ma cerca di sepellire le conseguenze in un mondo parallelo, invisibile ma non per questo inesistente. Titolo originale: Zelal Nazione: Egitto, Francia, Marocco, Emirati Arabi Uniti Anno: 2010 Genere: Documentario Durata: 90’ Regia: Marianne Khoury, Mustapha Hasnaoui Produzione: Misr International Films - Youssef Chahine, 3B Productions, Centre Cinématographique Marocain, Dubai Entretainment and Media Office Distribuzione: Misr International Films - Youssef Chahine Data di uscita: Venezia 2010 (cinema)
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