In anteprima mondiale al 74° Mostra del Cinema di Venezia arriva come evento speciale nella sezione delle Giornate degli Autoti il documentario Agnelli di Nick Hoover, che racconta la vita del noto personaggio con informaziuoni inedite.

Prodotto e prossimamente distribuito dalla HBO (e da Sky qui in Italia), Agnelli è un documentario canonico che va  a illustrare passo dopo passo i momenti salienti della vita del noto industriale con i nuovi e inediti filmati ritrovati da Benno Graziani. Si va da un lato all’altro delle sue conoscenze, anche più fugaci, per ricostruire il personaggio: non vengono ascoltate soltanto le voci della famiglia o degli amici più cari, ma anche dei concorrenti e rivali (nell’industria e in amore), fino a concedere qualche minuto anche a stralci di interviste al personale di servizio che ha vissuto con lui per molti anni, pur trattandosi non proprio dei tempi recenti.

Il ritratto che si dà del magnate e playboy è quindi molteplice e sfaccettato: la prima parte è dedicata alla “spensierata giovinezza”, periodo nel quale Gianni Agnelli era considerato un sex symbol trai più influenti del mondo, e vengono quindi ricostruite le sue avventure sentimentali autentiche o presunte tali con personaggi del calibro Pamela Churchill e Jackie Kennedy, la seconda invece è quella forse più complessa, e, saltando di circa vent’anni in avanti, ricostruisce le funzioni del ruolo del ricordato nella situazione tesa e pregna di terrore degli anni ’70 con gli exploit delle Brigate Rosse, mentre la terza conclude con il resoconto degli ultimi anni di vita di Agnelli e soprattutto il suo rapporto con il figlio, la relazione contrastata con il quale poi porterà quest’ultimo al suicidio.

La fattura del doc è semplice, e non presenta nessuna particolarità. Interviste lineari si accavallano l’una sull’altra con un montaggio alternato per velocizzare il ritmo e o l’audio delle stesse o un accompagnamento con musica che mischia pezzi pop dell’epoca e motivi classici fanno da riempimento uditivo. Niente da eccepire sulla struttura, pulita e semplice. L’ordine cronologico è sostanzialmente rispettato, e l’opera tutto sommato fa esattamente quello che deve fare, ovverosia presentare il personaggio nelle sue accezzioni più rilevanti. Le cadute di stile ci sono ma nemmeno quelle sono particolarmente incredibili, essendo il film compito nelle fasi finali, smielato nel raccogliere il dispiacere in seguito alla morte nei primi anni duemila e colorato e allegro in quelle iniziali, ovviamente. Nemmeno la situazione italiana all’epoca delle BR è messa in scena con chiarezza sociale, ma chi scrive non se la sente di recriminare, essendo lo scopo del film tutt’altro.

In conclusione, Agnelli è un film che vanta una realizzazione perfettamente consona agli obiettivi che si prefigge, ma rimane tuttavia, sebbene sia in sè piuttosto esauriente, un documentario prettamente televisivo, in ogni sua caratteristica, che può fare brevementre capolino in un evento dedicato al cinema solo per via della popolarità di cui godeva il personaggio sui è incentrato, e che è costruito per la TV.