Al Teatro Ca’ Foscari il Compleanno di Enzo Moscato

La drammaturgia partenopea è sicuramente la più prolifica e vitale del secondo Novecento italiano. Napoli, del resto, è da sempre uno dei centri più vivaci e attivi del teatro europeo, nelle sue diverse sfaccettature, e questa centralità viene confermata nel ventesimo secolo da un gigante come Eduardo De Filippo. Ma l’opera eduardiana non esaurisce (non potrebbe in nessun caso) il fertile filone che, anche dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1984, continua a offrire letteratura per la scena di altissima qualità. Già Ferdinando Taviani, nel 1990, insieme ad altri studiosi propone a questo proposito una serie di riflessioni sul dossier Eduardo De Filippo e la sua eredità («Lettera dall’Italia», n. 19), ma il contributo forse più interessante in questo senso nasce una decina abbondante di anni dopo, a firma di Enrico Fiore, illuminato critico napoletano che in Il rito, l’esilio e la peste. Percorsi nel nuovo teatro napoletano: Manlio Santanelli, Annibale Ruccello, Enzo Moscato (Ubulibri, Milano 2002) mette in evidenza il debito che la nuova drammaturgia partenopea ha nei confronti di un grande scrittore ‘corale’ come Raffaele Viviani. Ma soprattutto individua tre singoli e personali percorsi di scrittura, quelli dei citati Santanelli, Ruccello ed Enzo Moscato. Due di questi tre autori sono stati – in forma diversa – protagonisti della serata proposta recentemente dal veneziano Teatro Ca’ Foscari Santa Marta: di scena Compleanno, una pièce scritta da Moscato nel lontano 1986 sull’onda emotiva causata dalla morte accidentale e repentina di Ruccello, di cui l’attore era amico oltre che collega.

Lo spettacolo, nonostante l’anzianità che lo rende a tratti forse un po’ datato, è ancora efficacissimo nel susseguirsi di momenti in cui l’autore-attore, nel suo monologare, evoca una festa di compleanno in cui il festeggiato – appunto Annibale Ruccello – è assente, ma convocato in scena, oltre che da un posto vuoto, da elementi che si richiamano direttamente ai suoi testi teatrali, dalle Cinque rose di Jennifer (cinque rose rosse sono presenti sul palcoscenico) a Weekend e Notturno di donna con ospiti. I bassifondi, il proletariato invisibile, i femminielli e il loro vitalismo un po’ sfrontato, che popolano anche molta della scrittura di Moscato, compaiono come richiamati e resi reali dall’incarnazione di un ricordo, mentre il leitmotiv che collega le varie parti è il cantilenato e straziante ritornello «Lo sai di chi è il compleanno oggi, lo sai di chi è, di chi è?». Quello di Enzo Moscato è un pastiche fitto di parole (nel corso del tempo questa fluidità verbale concederà molto più spazio al corpo in scena e al silenzio, come afferma lo stesso artista dialogando con il pubblico a fine spettacolo), che spesso lascia il posto alla musica, alle canzonette e ai motivi popolari (ma ricorrente, oltre che perfettamente in tema è anche Tu quieres volver (Y no te veo mas) dei Gipsy King. Il risultato è un mosaico ironico di esistenze e di universi narrati, che si fondono a formare un tutt’uno con la dolorosa assenza del destinatario di questo omaggio d’autore.

La rassegna «Correlazioni», promossa e organizzata dal teatro universitario veneziano, nella sua riuscita esplorazione dei linguaggi scenici contemporanei continua fino ad aprile, accogliendo, tra gli altri, artisti come Giuliana Musso, di casa a Venezia, e la coppia Giulia Dall’Ongaro ed Enrico Deotti del Teatrino Giullare, che portano in laguna il loro pluripremiato Finale di partita beckettiano (info: http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=97139).