Art/Afrique, le nouvel atelier

L'arte africana contemporanea e la responsabilità dell'artista

Maschere etniche realizzate capovolgendo contenitori di plastica, città immaginarie di cartone, statue di sapone e arazzi leggendari… queste sono le opere visionarie che provengono dall’atelier Africa.

Fino alla fine del mese di agosto la Fondazione Louis Vuitton di Parigi ospita, all’interno dell’incredibile edificio progettato da Frank Gehry, ben tre esposizioni dedicate all’arte del continente africano: “Les initiés”, “Être là” e “Opere africane della Collezione della Fondazione LV”.

Un percorso lungo tutto il continente, dal Mali al Sud Africa diversi artisti narrano storie, credenze, sogni e battaglie quotidiane.

L’Africa Subsahariana è rappresentata da “Les Initiés”, opere scelte della Collezione di Jean Pigozzi; 15 artisti – che vivono e lavorano in Africa e per lo più autodidatti – rappresentano per la prima volta a Parigi questa importante collezione. Le opere presenti nella grande sala al livello -1, realizzate con materiali tradizionali o con scarti riciclati (plastiche, fil di ferro, nylon…), attirano l’attenzione del pubblico per la loro diversità e fantasia.

Ciascuna creazione è parte di un complesso mosaico che presenta passato, presente e futuro di una società dinamica e multiculturale. L’uomo e i suoi desideri sono il filo conduttore di queste narrazioni, dai piccoli disegni di Fréderic Bruly Bouabré alle maschere di Romuald Hazoumè, dalle poetiche fotografie in bianco e nero di Seydou Keita alle traumatiche tele realizzate da Chéri Samba.

A differenza della prima esposizione, che nel complesso racconta una società in bilico tra sogni e tradizioni, “Être là” ha da subito un forte impatto sul pubblico poiché gli artisti, questa volta provenienti dal Sud Africa, vogliono denunciare la violenza che dilaga nel paese. Violenza sedimentata dagli anni dell’Apartheid e tuttora perpetuata in modi diversi: puro controllo sociale come suggerisce l’installazione di Jane Alexander, aggressioni alle minoranze denunciate nelle foto di Jody Brand e Zanele Muholi, ricordi d’infanzia umilianti per Buhlebezwe Siwani o diritti negati nell’installazione di Kemang Wa Lehulere. L’arte in queste stanze è però una voce positiva che urla i suoi proclami di libertà e che investe l’artista di una forte responsabilità sociale.

Alla fine del percorso sono esposte le Opere della Collezione Louis Vuitton che, come una ciliegina sulla torta, completano questa panoramica sull’arte contemporanea africana, così alla moda in questi ultimi anni. Compaiono le divertenti foto di Omar Victor Diop, gli acquarelli di Barthélémy Toguo e il video di Wangechi Mutu visto alla 56. Biennale di Venezia.

Art/Afrique, le nouvel atelier” offre ovviamente una visione parziale dell’arte africana contemporanea, tuttavia ha il duplice merito di coinvolgere lo spettatore e individuare alcuni artisti che tramite le loro opere continuano a approfondire e condividere tematiche di estrema attualità.