Attorno a Klimt

Giuditta al Centro Culturale Candiani

La spada, il drappo, la serva e la testa. Questi sono gli elementi che restano impressi nella mente dello spettatore quando osserva una rappresentazione del racconto biblico Giuditta e Oloferne.

Al Centro Culturale Candiani di Mestre la mostra “Attorno a Klimt. Giuditta, eroismo e seduzione” approfondisce alcuni aspetti della rappresentazione dell’eroina biblica a partire dal quadro Giuditta II, opera dipinta da Gustav Klimt nel 1909.

Leprime sale della mostra ospitano antiche acqueforti e dipinti che restituiscono, seppur con stili diversi, la medesima visione di una donna fiera e pronta a sacrificarsi per salvare il proprio popolo.
Giuditta nelle opere seicentesche di Francesco Cairo e Cristofano Allori ci osserva candida e trionfante mentre tiene salda tra le mani la testa di Oloferne.

Ma l’innocenza di questa angelica creatura viene subito messa in dubbio con la presenza in mostra della Sfinge, scultura che fa da spartiacque tra l’immagine di una donna virtuosa e la rappresentazione di una femme fatale. Giuditta diventa un’eroina ambigua, una donna seducente e consapevole del proprio potere, “un mostro candido e fresco” come scriverà Baudelaire.

Ed eccola Giuditta mentre appare potente e spiritata davanti ai nostri occhi, immortalata nell’eternità da Klimt. Non più fanciulla, ma donna dall’animo complesso. L’opera dell’artista viennese, dalla particolare forma allungata, racchiude in una cornice dorata un’unica e magnetica presenza, un demone seducente e al tempo stesso spettrale. Su uno sfondo rosso e dorato attraversato da motivi circolari si staglia la sinuosa figura di questa donna. Giuditta indossa un vestito particolarissimo: un leggero velo nella parte superiore, braccia coperte da maniche a sbuffo e diversi bracciali, infine una gonna riccamente decorata. Lo sguardo dello spettatore vaga sui capelli corvini, il neo sul viso, gli occhi e la bocca semichiusa, le dita bianche e affusolate immerse in una folta criniera dai riflessi rossi. Giuditta sembra avanzare lentamente sospinta dalle emozioni, stordita e inebriata dall’atto appena compiuto. Essa diventa l’emblema di eros e morte, forse un annuncio di future catastrofi.

Giuditta non è la sola protagonista di un immaginario esotico e lussurioso, pensiamo ad esempio alle celebri sirene o a Leda, Ios, Europa che si sono accoppiate con una divinità, tutte presenti in mostra nelle opere grafiche di Luigi Bonazza. L’immagine della donna ammaliatrice ha avuto grande fortuna a cavallo tra XIX e XX secolo; l’incantatrice ha attraversato romanzi e poesie dell’Ottocento per approdare infine allo schermo cinematografico, come dimostra il montaggio realizzato per questa esposizione dall’equipe dell’Unipd coordinata da Gian Piero Brunetta. Ma la regina del decadentismo è senza dubbio Salomè, citata continuamente da artisti e scrittori come Huysmans, Wilde, Flaubert, Moreau, Beardsley. L’incisione esposta in mostra è di Alberto Martini e rappresenta una Salomè morbosamente attratta dalla morte.

Del resto la tematica della bella fanciulla e la morte è presente da secoli in Occidente, come mostrano le opere del belga Félicien Rops o in tratti ancora più funesti le incisioni di Edward Munch. L’angoscia di queste ultime opere viene contrastata dal Ciclo delle mille e una notte del muranese Vittorio Zecchin, le 6 tavole unite in mostra sono una sfilata sognante di donne esotiche e possenti guerrieri, una rappresentazione del magico oriente che affonda le radici nella Venezia bizantina.

Con questa esposizione la Fondazione Musei Civici di Venezia svela l’attrazione che esercita un mito, e al tempo stesso offre la possibilità di ammirare alcune notevoli opere del Gabinetto di Disegni e Stampe di Ca’ Pesaro, oltre a ottime tele di Vittorio Zecchin, Gaetano Previati, Vittorio Bressanin.

La scelta di utilizzare pareti nere per l’allestimento solleva qualche dubbio, ma forse l’unica osservazione utile per mostre future è la necessità di aumentare la parte riservata all’arte presente (qui i rappresentanti sono solo tre – Sarah Lucas, Rocco Normanno e Giuseppe Zanoni – reclusi nell’ultima stanzetta), magari coinvolgendo qualche giovane artista, soprattutto perché soggetti affascinanti e senza tempo come Giuditta attraggono un grande pubblico.

 

Corto Circuito. Dialogo tra i secoli

ATTORNO A KLIMT. GIUDITTA, EROISMO E SEDUZIONE

Mestre, Centro Culturale Candiani

14 dicembre 2016 – 5 marzo 2017

Orario: 10.00-19.00 Chiuso il lunedì

Biglietti: Intero: € 5 – Ridotto: € 3

Incontri di approfondimento:

Mercoledì 22 febbraio, ore 18

Gabriella Belli “Apollineo e dionisiaco nella pittura allegorica di Gustav Klimt”

Venerdì 3 Marzo, ore 18

Flavio Caroli “Il museo dei capricci”

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Info: http://www.visitmuve.it