C’è un confine, segnato da una rete metallica, che separa gli Stati Uniti dalla terra di nessuno. Oltre questo muro vengono scaricati i “lotti difettosi” (bad batch) del titolo: clandestini, reietti, delinquenti e – con tutta probabilità – chiunque non risponda ai (dubbi) standard morali a stelle e strisce.

Nel deserto l’unica legge è quella del più forte. L’unico comandamento, sopravvivere. Se ne accorge subito Samantha (Suki Waterhouse), contesa tra una sadica comunità di cannibali palestrati (Bridge) e una comune devota al guru Rockwell (Comfort). Se c’è una via d’uscita tra questi due mondi, bisogna inventarla.

Dopo l’apprezzatissimo esordio con A Girl Walks Home Alone at Night, Ana Lily Amirpour costruisce un mondo arido e violento in cui nessuno sembra cercare o aspettarsi qualcosa di diverso da ciò a cui è abituato. I cannibali continueranno a grigliare carne umana, mentre i seguaci del “Sogno” passeranno un’altra giornata in attesa delle droghe elargite dal predicatore mistico del deserto (un bolso, ma divertente Keanu Reeves).

Tra incubi diurni e trip lisergici al chiaro di luna, The Bad Batch si propone come un western pop – un po’ ruffiano e un po’ cool – con curiosi risvolti romantici. Ai protagonisti, la regista di origini iraniane toglie – fortunatamente – quasi la parola: recitare non è il loro forte. Ma tra il muscoloso Jason Momoa (da Conan ad Aquaman passando per Il Trono di Spade) e l’inglesina skinny Suki Waterhouse si crea una sorta di virtuoso equilibrio estetico.

Al di là dei rimandi simbolici alla società contemporanea e alle politiche USA di confine, la storia passa subito in secondo piano rispetto alle atmosfere surreali e all’umanità scartata e varia che si incontra tra Bridge e Comfort. A collegare i due estremi, messaggero muto super partes, troviamo un redivivo Jim Carrey con un personaggio dai contorni incerti e il fare furtivo.

The Bad Batch è un film di volti, di istantanee, di venature pulp e riferimenti modaioli, di musiche perfette (la colonna sonora è strepitosa) e di autocompiacimento fastidioso; non manca di carattere, ma nemmeno di citazioni, più o meno nobili, a partire dalla saga di Mad Max. Di certo, ad Ana Lily Amirpour la faccia tosta non manca. Ne sentiremo riparlare presto.