Che bellezza il nuovo giorno con l’abbraccio di una nuova canzone. Bentornato, Cesare

Cesare Cremonini è un pazzo. Quasi cinque minuti di canzone. Apre con gli archi e il pianoforte e chiude con gli archi. Le atmosfere a metà tra una colonna sonora, echi beatlesiani e un solo vagamente pinkfloydiano. Alla fine, anche un po’ di David Bowie con quelle parole sussurrate. Risate, “Life is beautiful”. Dentro ci mette qualsiasi cosa. La batteria su cui aveva avuto da ridire De Gregori viene finalmente suonata, diventando quello strumento vero e meraviglioso che è sempre più raro ascoltare. La storia che racconta: l’aggrapparsi a un amore mai veramente finito. L’aggrapparsi all’abbraccio atteso di una donna. Una donna che è la vita. Perché è il disco della maturità, è la canzone della maturità. È un inno alla vita, è l’accettazione dei fallimenti, l’ammissione della stanchezza, ma la voglia di una spinta: navigare nel buio. “Anche se penserai che non è poetica, questa vita ci ha sorriso”, perché il più delle volte la realtà è la “brutalizzazione” della nostra immaginazione. E l’amore così distante dalle nostre aspettative. Le meschinità, le debolezze nostre e altrui, le scelte a cui siamo costretti. Pensare che non ne valga più la pena, ma “life is beautiful”.