Domenica 10 Aprile il network statunitense AMC ha trasmesso il primo episodio della terza stagione di Better Call Saul, spin-off della serie cult Breaking Bad che vanta già un seguito abbastanza importante e in parte autonomo dal ben più noto crime drama.

Particolare attesa per questo episodio, dal titolo Mabelera stato scatenato dal finale dell’ultimo episodio della stagione scorsa, dominato da un cliffhanger in cui avevamo sorpreso Chuck (Michael McKean) intento a registrare di nascosto la confessione di Jimmy (Bob Odenkirk) sulla falsificazione dei documenti sul caso Mesa Verde.

Se l’attesa per le conseguenze di una scena tanto importante non viene completamente soddisfatta, con i progetti di Chuck per incastrare il fratello che sembrano imboccare un vicolo cieco, sono altri i momenti e gli elementi che fanno alzare ulteriormente le aspettative per questa terza stagione.

La prima cosa a emergere è sicuramente un Jimmy diverso dalle prime due stagioni, ma sempre più simile a quel Saul arrogante e senza scrupoli che in diverse occasioni aveva rubato la scena all’ormai iconico Walter White in Breaking Bad: se fino ad adesso infatti tutte le tragicomiche trovate di Jimmy, in bilico legalità e criminalità, erano state giustificate dalla sua tendenza ad arrangiarsi e a tirarsi fuori dai guai nel più curioso dei modi, in questo primo episodio si può invece già intravedere un uomo che, abbandonato praticamente da tutti, sembra abbandonare la sua politica del “mentire a fin di bene”.

Una riflessione raffinata sulla figura del protagonista viene offerta anche dal flashforward rigorosamente in bianco e nero che, come avvenuto per le due stagioni precedenti, apre questo primo episodio: Gene (questo il nome del protagonista, sotto falsa identità, in questa linea temporale) è in pausa pranzo nel centro commerciale in cui lavora, quando prima aiuta un poliziotto a catturare un taccheggiatore, per poi però gridare al ragazzo “non parlare, trovati un avvocato!”. Insomma, anche se con toni diversi e attraverso altri punti di vista, con questo primo episodio sembra tornata definitivamente la retorica complessa e mai scontata su bene e male, su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, qui più specificamente rivolto al tema della legalità.

Altra storyline potentissima è quella del personaggio di Mike (Jonathan Banks), anche lui legato a un emozionante cliffhanger nel finale della seconda stagione. Intento a scoprire chi ha sabotato il suo attentato al boss del cartello Hector Salamanca, Mike comincia ad allontanarsi sempre di più dai motivi che l’avevano portato a diventare una sorta di improvvisato (ma abilissimo) hitman, ovvero la vendetta per la morte del figlio e il bisogno di guadagnare soldi per la nuora e per la nipotina, precipitando più o meno involontariamente in una serie di eventi che lo porteranno a diventare il personaggio che tutti i fan di Breaking Bad conoscono.

Il fil rouge di questa terza stagione, almeno a giudicare da questo primo episodio che carica lo spettatore di aspettative, sembrerebbe quindi il tema del cambiamento, ovvero come i personaggi, mossi inizialmente da scopi più o meno nobili, assumono per via di vicende incredibilmente complesse una connotazione nettamente negativa, quella maschera con cui il pubblico di Breaking Bad li ha conosciuti e apprezzati. Se alle premesse di questo ottimo primo episodio dovessero seguire puntate e vicende altrettanto avvincenti, potremmo essere di fronte a una stagione più che valida, che avrebbe quindi il compito di trasformare Better Call Saul da semplice serie spin-off, da serie “appendice” di uno dei serial più celebrati degli ultimi anni, in un prodotto con una vita propria.