Ultimo weekend prima della chiusura della Biennale d’Arte, evento che anche quest’anno ha trasformato la città di Venezia nel regno dell’arte contemporanea. Domenica la Biennale chiuderà infine i battenti e presenterà il bilancio finale di VivaArteViva, insieme all’esposizione principale chiuderanno molte mostre, eventi paralleli e non.

Ad esempio chiuderà “The Boat is Leaking. The Captain Lied” alla Fondazione Prada e One and One makes Three” la mostra di Michelangelo Pistoletto all’Isola di San Giorgio. Per il pubblico degli appassionati c’è ancora qualche giorno di tempo per perdersi in un labirinto di calli e arte.

Nel sestiere di Dorsoduro l’eccezionale Abbazia di San Gregorio ospita l’opera di Jan Fabre, una riflessione in merito alla caducità umana in salsa fiamminga. Glass and Bone Sculptures, come suggerisce il titolo, presenta una quarantina di opere in osso e vetro, materiali dalla consistenza dura e al contempo fragili, simboli di un’esistenza in costante precarietà. L’ambiente, suddiviso in due piani, accoglie le opere realizzate tra il 1977 e il 2017: teschi, scheletri, immagini di arcani monaci e ovuli fecondati… Tra tutti spicca una grande barca in osso con i remi segnati dall’inconfondibile tratto di penna bic blu, questa barca diventa simbolo ancestrale di potere e dominio dell’uomo, soprattutto se inserita nel contesto della città di Venezia. Fabre crea un universo simbolico all’interno del quale l’artista è un alchimista che plasma la materia per creare o distruggere.

Dorsoduro è una zona di artisti, prescelta anche da James Lee Byars per l’installazione della Golden Tower, ormai celebre colonna dorata di 20 metri. Accanto all’Accademia di Belle Arti (Fondamenta delle Zattere) si trova il Padiglione della Repubblica di Grenada. Il piccolo stato caraibico approda in laguna con “The Bridge”, mostra curata da Omar Donia che ospita 8 artisti di diversa provenienza. All’entrata,dopo una serie di guizzanti scatole di sardine appese al soffitto, l’installazione Sea Lungs di Asher Mains abbraccia in un respiro marino il visitatore, l’artista unendo in ritratti i coralli e i volti dei grenadini è riuscito a creare un punto di contatto tra il visitatore e l’isola lontana.

È curioso trovare a pochi passi dalla discutibile operazione di Damien Hirst (la colossale mostra “Treasures from the Wreck of the Unbelievable”) delle immagini reali di sculture che sono state collocate dall’artista Jason deCaires Taylor nel fondo dell’Oceano. Il mare custodisce le immagini della nostra civiltà in questo parco di sculture sottomarino, un intervento poetico che non ha bisogno di creare falsi miti o spettacolarizzare la storia per risultare interessante.

Attraversato il Ponte dell’Accademia si cambia scenario per immergersi nel mondo della musica. Vicino al Conservatorio veneziano il Padiglione dell’Azerbaijan è rappresentato quest’anno da un numero limitato di giovani artisti che attraverso le loro installazioni (multimediali o scultoree) presentano l’identità del proprio paese, un lavoro riuscito combinando passato, presente e futuro. Nel breve tratto tra Campo Santo Stefano e Campo San Samuele gravitano una serie di padiglioni nazionali: Montenegro, Lussemburgo, Estonia.

Chi vuole proseguire l’itinerario traghettando verso l’altro lato del Canale, trova proprio alla fermata del traghetto per San Tomà una piccola mostra dedicata all’artista Fernando Zóbel, la serie di quadri Saeta e Serie Negra conservano nei veloci tratti un’energia vitale.  A San Tomà ci aspettano i personaggi della immaginaria corte di Redonda, ritratti creati da Stephen Chambers seguendo la trama degli scritti di Javier Marías, mentre al termine di una stretta calle vicino a Casa Goldoni scopriamo un altro racconto narrato da due artisti: Judi Harvest e Quentin Garel. Le grandi sculture lignee di Garel ci riportano a un mondo primitivo popolato da animali bestiali, opere in netto contrasto con l’eleganza e la bellezza dell’universo di Judi Harvest. L’artista americana realizza da anni opere in vetro grazie alla collaborazione dei maestri vetrai muranesi, a Palazzo Tiepolo Passi presenta PROPAGATION: Bees + Seeds un lavoro certosino di straordinaria bellezza. Frutti, ortaggi,semi di vario tipo sono qui riprodotti in vetro, queste piccole opere riportano l’attenzione della collettività su tematiche di estrema importanza sociale come la scomparsa delle api da miele, la conservazione dei semi per l’agricoltura futura e la creazione di semi geneticamente modificati.

Chi invece ha deciso di proseguire da Campo Santo Stefano verso San Marco, trova al limite della Piazza l’Espace Louis Vuitton, un luogo dove poter riposare e godere del video di Pierre Huyghe A Journey that wasn’t girato dall’artista nel 2005 a seguito di una spedizione in Antartide.

Dai freddi ghiacci polari si passa al caldo clima Mediterraneo che si riflette negli sguardi dei ritratti di Shirin Neshat. The Home of my Eyes all’interno del Museo Correr è una piccola mostra composta da una serie di recenti fotografie e dal video Roja. La poetica dell’artista iraniana si fonda sul contrasto del bianco e nero, la narrazione affronta le difficoltà di comunicazione all’interno della società con un occhio di riguardo per il mondo femminile. Le fotografie, modificate tramite l’uso della tecnica calligrafica, svelano paure e desideri comuni del mondo contemporaneo, emozioni e sentimenti che si provano a tutte le latitudini.

Esposizioni a ingresso gratuito (oltre a tutti i Padiglioni Nazionali esterni alle sedi di Giardini e Arsenale):

One and One makes Three”Michelangelo Pistoletto;

Glass and Bone Sculptures” – Jan Fabre;

Fernando Zóbel. Contrapuntos”;

The Court of Redonda” – Stephen Chambers;

Beauty and the Beast” – Judi Harvest e Quentin Garel;

Pierre Huyghe.