Nella prima fase del Festival ne troviamo conferma a cominciare dalla Lucinda Chils per proseguire con Alessandro Sciarroni, Clara Furey e Peter Jasko, Lisbeth Gruwez.

La nota innovatrice della danza contemporanea, Lucinda Childs, onorata, stando alla sua commossa dichiarazione, di ricevere il Leone d’oro alla carriera, ha confermato con “Dance” la sua filosofia originale alternando in film le sue esibizioni d’epoca con il suo capolavoro in cui il minimalismo astratto si fonde con il più elaborato richiamo alla classicità: si assiste all’esaltazione delle infinite apparizioni movimentiste in una ricamata trama di intrecci lievitati in aerea armonia: passi fondamentali, saltelli e giri, traiettorie ad arco,in cerchio, superbamente condotti con padronanza impeccabile.

Il marchigiano Alessandro Sciarroni, coreografo e performer d’avanguardia, si presenta come il poeta della rotazione e come indagatore scrupoloso sulle problematiche individuali e sociali finalizzate a rimedi risolutivi. Focalizza in “Chroma” l’attenzione sulla pura fisicità del girare e sulle risonanze interiori che provoca nel proprio intimo e sopratutto nel pubblico, richiamandosi alla sublime esemplarità dei dervisci rotanti. Ma si scorge in “Aurora” la missione sociale di Sciarroni che dalle discipline sportive trae suggerimenti per un tocco risolutore ai problemi delle varie anormalità fisiche. Il gioco del “goalball” è l’occasione per lui di entrare con delicatezza e raffinata umanità nel mondo dei non vedenti e degli ipovedenti, invitandoli a sottoporsi a sforzi, alla concentrazione, e agli eccitanti agonismi di questo sport. Assistendo alla partita degli otto non vedenti e ipovedenti si vive in una atmosfera tra il metafisico e un commosso realismo che ti prende per la gola sino a una finale liberazione catartica.

La coppia Clara Furey e Peter Jasko si inoltra coraggiosamente nell’esplorazione degli stati psichici in una scenografia spoglia e concentrata sulla purezza delle gestualità e posture. Da essi si elabora l’immersione nel profondo dell’animo umano in tutte le sue gamme di drammaticità o di lirismo. Questo loro percorso di pura indagine fisica e psicologica si inoltra tra composte e appena accennate mosse interrotte da improvvisi sussulti e acrobatiche posture simboleggianti le varie fasi degli itinerari esistenziali o in chiave positiva o dolente. Clara studia in profondità ogni minima movenza in un pacato e penetrante linguaggio psicofisico, mentre Peter da la stura a burrascose e acrobatiche esasperazioni di ribellione.

La coreografa Lisbeth Gruwez già nell’intitolazione del suo lavoro sottolinea la tragicità del suo percorso artistico: “Sta diventando sempre peggio, peggio, peggio, amico mio”. La Gruwez imita con la sua studiatissima e quasi miracolosa gestualità l’insania cascata parolaia di cattivi profeti che hanno avvelenato il mondo nel proseguo dei secoli. L’ossessione della paranoia e dell’esaltazione dei dittatori di turno si insinua meticolosamente nell’esibizione di Lisbeth dapprima con il solo silente accenno dei movimenti per poi esplodere nell’esasperato linguaggio delle posture tra l’assordante accompagnamento musicale.

Ha collaborato Farida Monduzzi