Crocodile è il terzo episodio della sestina 2017 di Black mirror, e, come accennato nell’articolo precedente, va a riprendere l’espediente del controllo dei ricordi, mettendola in scena in salsa thriller. Mia Nolan è in macchina in compagnia del fidanzato e di parecchia birra quando inavvertitamente quest’ultimo investe un ciclista. Più di quindici anni dopo lui vorrebbe confessare, e lei, che nel frattempo si è rifatta una vita, lo uccide occultando poi il cadavere. Per una fortuita coincidenza, Shazia, perito assicurativo, è autorizzata legalmente a rovistare nella sua memoria per verificare una richiesta di risarcimento, così Mia dovrà compiere una serie di scelte drastiche pur di salvare se stessa.

Certo, siamo sul binario di The entire history of you, ma sul piano pratico la puntata in questione è molto più simile al proprio corrispettivo della stagione precedente, ovvero Shut up and dance. La differenza che salta all’occhio immediatamente è che mentre Shut up and dance fu l’episodio migliore della scorsa annata, Crocodile è sbagliato tout court, una ciabatta, nemmeno fosse un ricettacolo degli scarti del suo fratello maggiore. La grandezza di Shut up and dance stava tutta nella verosimiglianza, nell’attaccamento alla realtà (i ricatti digitali sono diventati prassi comune, e quei 55′ ci mostravano quale abisso si potesse spalancare da un momento all’altro anche tra noi comuni mortali) mentre Crocodile sostanzialmente si limita a replicare la sostanza cambiandone la forma senza però nessun tipo di attaccamento alla sfera del reale.

Qui non è questione di sospensione dell’incredulità, bensì del carattere rassicurante che vuole assumere Black mirror a partire da questa stagione: nessun legame con la realtà, in scena ci sono sempre dei futuri prossimi, il mondo portato sullo schermo è una possibile degenerazione mentre il nostro è il migliore dei mondi possibili trallallero trallallà. Più procediamo nella visione più viene fatto di tutto per ribadire che Mia è un mostro e la tecnologia è solo un mezzo infallibile a cui bisogna necessariamente arrendersi perché di sì, non importa cosa si è disposti a compiere, tant’è che nonostante tutto alla fine vince la giustizia. Questo non è affatto Black mirror.

La tensione viene tenuta alta e il ritmo è perfetto, almeno sul piano formale non si sbolla, complice anche l’esperienza di John Hillcoat (The road, Codice 999) dietro la macchina da presa, ma oltre a declinare la serie sugli stilemi del thriller claustrofobico per fare variazione Crocodile non dice nulla. E sì che le opportunità c’erano, questa volta. Differentemente da The entire story of you, questa volta il ricordo non è pubblico, non è proprietà del suo possessore, me del potere (è la legge che obbliga l’indagine mnemonica). A partire dalla reificazione del ricordo si potevano condurre discorsi particolarmente interessanti, relativamente all’etica disposizionale magari, o allo scambio commerciale di informazioni sensibili tra aziende e stati (che poi è un problema dell’attualità), con conseguente mercificazione dell’esperienza vissuta. E invece nulla: la tecnologia è tecnica, la tecnica è strumento del dominio, e il dominio è manifestarsi del potere, ma nonostante i primi episodi fossero attaccatissimi a questa catena logica sembra che ormai sia tutto dimenticato.

In conclusione, come arriviamo al giro di boa di questa quarta stagione? Male, con tre episodi che sembrano aver portato la serie sulla fantascienza più disarticolata sganciandola completamente dal carattere riflessivo e intimamente critico che contraddistingueva la serie al suo esordio. Ora la puntata appare più come un rompicapo, non come una domanda, solamente un what if?, intrattenimento puro e semplice. Crocodile infatti non è solo un altro  – l’ennesimo – episodio dimenticabilissimo, bensì il peggiore di tutta la serie, finora. Chi scrive certo è consapevole che il paragone è tutto fuorché un buon metodo per scrivere di cinema o TV, ma la pesantezza di questi ripetuti illis temporibus è direttamente proporzionale all’involuzione subita da Black mirror.