“Blame!” di Hiroyuki Seshita

Dopo il successo riscosso tre anni fa dalla serie Knights of Sidonia anime dell’omonimo manga Shidonia no Kishi del 2009 – , il sodalizio tra Tsutomu Nihei e Netflix continua con l’ambizioso lungometraggio animato di Blame!, sempre per la regia di Hiroyuki Seshita e disponibile da Maggio sulla piattaforma di streaming.

Raggiunto un livello di sviluppo senza precedenti, gli esseri umani si trovano ora sull’orlo dell’estinzione: a causa di un virus che ha infettato i loro geni, hanno perduto la possibilità di connettersi alla Netsfera che garantiva loro il controllo sulle macchine. Braccati dalle Safeguard – gli automi preposti all’eliminazione degli intrusi – , alcuni ragazzi della tribù dei Pescatori degli Elettrosilos capeggiati dalla giovane Zuru si avventurano nel dedalo della Megastruttura alla ricerca di provviste, imbattendosi nel misterioso Killy, un uomo (?) alla ricerca di esemplari dotati dei geni terminali necessari a ristabilire la connessione. Grazie all’incontro con la scienziata Chibo, il villaggio dei Pescatori torna momentaneamente a prosperare e Killy intravvede una possibilità di connettersi alla Netsfera, ma le Safeguard si sono attrezzate e non rinunceranno a portare a termine la loro missione.

Zuru e Tae, giovani Electric Fisher

Noto per la cripticità e il fascino cyberpunk squisitamente decadente, Blame! è l’opera più apprezzata del fumettista giapponese, pubblicata dal ‘98 al 2003 sulle pagine della rinomata rivista Afternoon della Kodansha e già oggetto di alcuni timidi tentativi di animazione con una serie di 7 ONA nel 2003, chiarificatori rispetto all’universo narrativo e contraddistinti ciascuno da un diversa tecnica.

Ma al momento dell’annuncio ufficiale da parte di Polygon e Netlfix nell’estate dello scorso anno, le perplessità non erano poche. In primo luogo, ci si chiedeva come un prodotto tanto complesso potesse essere reso appetibile per gli aficionados del gigante dello streaming senza venire snaturato, uno scoglio che lo sceneggiatore Sadayuki Murai ha saputo sormontare in maniera non dissimile da quanto già visto in Gantz:O (2016), ovvero costruendo la storia a partire da una sezione ben circoscritta del manga privilegiando la componente spettacolare, concedendosi però un margine di rielaborazione maggiore rispetto al film citato di Kawamura.

Cercando di operare una ricostruzione, Blame! dovrebbe far riferimento all’incirca ai log dal 12 al 21 del soggetto di partenza, ma le figure di Zuru e della sua allegra brigata – assenti nell’originale – sono creazioni genuine, rispondenti a una duplice funzione: da un lato, diegetica, perché permette di raccontare gli eventi adottando il punto di vista di personaggi che hanno una conoscenza limitata del pregresso, di come si strutturano i livelli della Città e di chi li abita; dall’altro, empatica, perché permette al fruitore l’immedesimazione – un fattore assente nel fumetto, dove la caratterizzazione è volutamente minimale. Con l’aggiunta di qualche spiegazione ben piazzata, lo spettatore occasionale può così godersi il film senza venire oberato dalla mole di informazioni.

Un aspetto che invece è stato mantenuto invariato è quello delle ambientazioni. Il cel-shading ancora poco convincente in Knights of Sidonia raggiunge qui nuove vette, ricreando in maniera altrettanto vivida che nelle tavole l’asettica imponenza della Megastruttura, uno degli scenari più memorabili della fantascienza tout court e segno tangibile della formazione come architetto di Nihei. L’ottimo lavoro svolto dalla Polygon Pictures risalta anche nelle scene d’azione, culminanti nella sezione finale con l’incursione della Safeguard modificata Sanakan dove le esplosioni e i laser delle armi da fuoco realizzati con effetti particellari non hanno nulla da invidiare ai migliori live-action.

Locandina di “Knights of Sidonia: The Movie” (2015)

Benché il tono oscuro e meditativo sia stato in parte sacrificato all’intrattenimento, Blame! di Seshita riesce nell’arduo compito di tenere il neofita incollato allo schermo e di proporre al contempo una variante accattivante per i seguaci di Nihei. L’augurio è che nel seguito annunciato ad Annecy – che si spera non resterà solo a lungo – si provveda a far luce sul passato di Chibo e introdurre le Creature di Silicio, addentrandosi veramente nel labirinto di significati che per ora è stato soltanto abbozzato.