Siamo stati a cena con Donato Carrisi per parlare del suo ultimo romanzo, appena uscito per Longanesi, L’uomo del Labirinto, e di un (suo) anno particolarmente intenso.
Carrisi, il fiore all’occhiello della letteratura thriller italiana, tre milioni di copie vendute, pubblicato in trenta paesi, nel 2017 ha sceneggiato e diretto un film tratto dal suo libro, La Ragazza nella Nebbia e scritto un thriller dal finale esplosivo che lascia con il fiato corto. Il suo segreto? “I libri che mi sono piaciuti di più sono quelli di cui ricordo il finale. Sono quelli che rileggerei. E così vale anche per i film. La regola è non fregare mai il lettore. Io offro a chi legge un percorso preciso, gli do indizi e semino dettagli pagina dopo pagina. Per prima cosa scrivo il finale: devo sempre aver ben chiaro come andrà a finire il mio romanzo e poi costruisco la storia”.
E come si accorge se la storia funziona?
“Capisco se ho seminato bene tutti gli indizi attraverso le reazioni del mio editorSe quello che ho scritto è efficace, c’è sempre una reazione emotiva molto forte”.
Che rapporto ha con i suoi personaggi? “Nessuno. Non mi sono mai appassionato o affezionato ai miei o ad altri personaggi. Nemmeno con i protagonisti de La ragazza nella nebbia che ho dirtetto. ‎Il personaggio che creo è al servizio di quello che fa. ‎Conta quasi zero rispetto alla storia perché è quest’ultima che deve parlare per il personaggio. E’ parte di un meccanismo. Quello che conta è la storia”.
Come è nato Bruno Genko, l’investigatore protagonista de L’uomo del Labirinto? 
Ho sognato Cesara Buonamici del Tg5 che annunciava la notizia di un asteroide che avrebbe colpito la terra dando all’umanità solo 24 ore di tempo. Voi cosa fareste se aveste ventiquattrore di tempo? Avete chiuso tutti i conti? Perché per me è in quelle 24 ore che si capisce se uno è buono o cattivo. Tutto quello che hai fatto o che sei stato prima è annullato. Bruno nasce da questo sogno. Io inizio a raccontarlo quando il suo tempo è scaduto. Ha una sentenza di morte, ma non sa quando avverrà. Bruno deve chiudere i conti in sospeso. Ecco, forse con lui ho avuto un rapporto diverso rispetto agli altri miei personaggi, proprio per la sua parabola”.
Meglio i buoni o i cattivi?
E’ il cattivo che fa la storia. Ma la trama del romanzo deve essere perfetta. Credo che i miei romanzi siano una zona grigia tra bene e male, una terra di nessuno. Nei miei romanzi spesso bambini e adolescenti sono le vittime. Perché tutti siamo stati bambini e questo ci accomuna. Quando un lettore inizia a leggere un mio libro non sa mai se un personaggio sarà buono o cattivo. Del resto io non faccio fumetti e non voglio che il lettore sia certo dell’indole del personaggio che descrivo. Fondamentale è avere personaggio femminile chiave. Non si può scrivere una storia senza donna. Vengo da famiglia matriarcale. La cultura id un paese dipenda da donne”.

Perché il labirinto?
“Proprio per la struttura che ha il labirinto. Perché se decidi dientrare non è detto che tu riesca a trovare l’uscita. E poi devi fare molta attenzione perché potrebbe seguirti qualcosa una volta uscito dal labirinto”.
C’è un luogo dove preferisce scrivere? “Ho scritto anche in condizioni estreme: durante un restauro di casa, su una scrivania Ikea, mentre avevo un tubo rotto e c’era mia sorella sul divano operata alla gamba… Mi sono divertito molto a scrivere L’Uomo del Labirinto“.
Ma l’idea dove è nata?
“L’idea l’ho avuta proprio mentre giravo La ragazza nella nebbia. Dopo una sessione di riprese molto difficile, finita alle 4 del mattino, sono tornato in hotel e mi sono buttato sotto la doccia. E lì ho visto una piastrella rotta e ho pensato cosa potesse nascondere quella mattonella. L’idea mi è venuta subìto. Il giorno dopo ho iniziato a buttare giù idee e scrivevo sul copione della sceneggiatura. La troupe intorno a me è stata presa dal panico perché tutti pensavano che volessi cambiare il film”.

Il suo film è uscito quasi in contemporanea con L’uomo di neve tratto dal romanzo di Jo Nesbø …
“La ragazza nella nebbia ha incassato di più!!!”