I cento anni di Porto Marghera nella mostra di Palazzo Ducale

“Darei l’intera Montedison per una lucciola”. È la frecciata adirata di Pasolini sul Corriere della Sera negli anni in cui lo sviluppo industriale in Italia, specie a Marghera, metteva all’angolo gli effetti negativi – spesso mortali – alla salute dell’operaio e dei cittadini sommersi dai fumi e dai miasmi.

“Questo non si farà più”: è l’auspicio stampato a caratteri cubitali all’inizio della Mostra (dal 4 novembre 2017) che celebra il centenario di Porto Marghera nei suoi aspetti positivi e negativi dalla sua nascita avvenuta nel 1917.

La Direttrice dei Musei cittadini – Gabriella Belli – e il Sindaco della città hanno sottolineato l’importanza dell’evento ospitato signorilmente nell’appartamento del Doge in 10 stanze dedicate ciascuna ai principali materiali presenti nella lavorazione delle fabbriche di Marghera dall’acqua al carbone, dal ferro al vetro, dalla chimica alla plastica associando ad ognuna un’opera d’arte realizzata da artisti contemporanei.

Il progetto, inizialmente prospettato da Pietro Foscari e poi sostenuto dalla borghesia veneziana con Giuseppe Volpi sopra tutti – allora presidente del grande Gruppo Idroelettrico SADE – spalleggiato dal sindaco Grimani, progetto che si realizzò con la firma della Convenzione tra Stato, Comune di Venezia e Società Porto Industriale che ne suggellò di fatto la nascita.

Si sviluppa tra il 1920 e il 1950 nelle aree tra l’attuale via della Libertà a Nord, via Fratelli Bandiera a Ovest, il canale industriale Ovest a Sud. Già nel 1942 si raggiunse la presenza di 100 aziende con quasi 20.000 lavoratori, grazie anche alla spinta dell’economia di guerra. Il suo massimo sviluppo viene raggiunto nel 1965 con 229 aziende e 32.000 addetti. Il declino lo si avverte dagli anni ‘70, soprattutto nell’industria pesante con l’avvio alla chiusura di molte attività.

Nella Mostra parte rilevante ha la storia delle lotte operaie con la sofferenza di lunghi scioperi che giunsero all’ottenimento di salari uguali per tutti e alla eliminazione del cloruro di vinile, causa di tante morti e di insicurezza dell’ambiente.

Per conoscere in quale direzione si svilupperà la nuova zona industriale di Marghera si guardi al Padiglione Antares nel contesto del Vega, il Parco Scientifico Tecnologico di Porto Marghera: un visione non utopica di quello che sarà il futuro auspicabile dell’industria veneziana, monda di pericolose emissioni e guida di innovazioni tecnologiche.

L’augurio dei politici e degli industriali veneziani è quello che a Marghera deve tornare “a battere il cuore della manifattura, dell’industria, della portualità, del terziario avanzato e soprattutto, oggi più che mai, delle alleanze”: il futuro si progetta solo in modo corale e traversale.