Il Concerto del Primo Maggio vince la sfida contro le polemiche

È stato un Concertone atipico, quello andato in scena ieri per la 27esima volta in Piazza San Giovanni a Roma. Un evento diverso dalle precedenti edizioni, ma di cui avevamo già avuto un assaggio l’anno scorso, con il concerto organizzato per la seconda volta consecutiva da iCompany e Ruvido Produzioni. Attenzione alla musica, attenzione alle classifiche, poca attenzione alla televisione: il messaggio era ben chiaro fin dal momento della diffusione dei nomi del cast.

Ampio spazio alla scena indie: da Brunori Sas a Levante, passando per Motta, Ex-Otago e Lo Stato Sociale. Uno sguardo piuttosto veloce al passato (Edoardo Bennato) e un respiro internazionale con Editors e Public Service Broadcasting.

E poi l’ultimo Sanremo: il “fenomeno” Francesco Gabbani, che con la sua Occidentali’s karma ha letteralmente fatto esplodere la piazza, Ermal Meta, Fabrizio Moro e Samuel. Insomma, i giusti ingredienti per far vivere alle svariate migliaia di persone accorse al concerto (i numeri sono sempre “fumosi”) un bel pomeriggio di musica, nonostante la mezz’ora di pioggia.

Le polemiche del giorno dopo si sono sprecate: tra chi mal sopporta questa nuova primavera musicale italiana, che risponde al nome di “artisti indipendenti”, e chi accusa gli stessi di troppo egocentrismo e poca intonazione. E poi le polemiche sull’infelice scelta della Rai di tagliare l’esibizione di Edoardo Bennato, per mandare la pubblicità.

Certo la percezione dalla piazza e quella di fronte alla tv sono completamente diverse. I fasti delle prime edizioni del Concertone, quelle durante le quali era impossibile attraversare la piazza, sono ben lontani. Il concerto continua a richiamare moltissima gente, certo, ma molto meno rispetto a un tempo, e probabilmente non per sua colpa. Le intenzioni di quest’anno erano chiare: guardare ai giovani, puntando sulla qualità. E d’altra parte la musica di oggi distingue nettamente tra i ragazzi usciti dai talent show (mai come in questo periodo estremamente deboli) e i giovani che ce la fanno con le proprie forze.

Senza voler pescare per forza nell’indie, Francesco Gabbani è probabilmente l’esempio più eclatante: un ragazzo che, dopo tanta gavetta e tante porte sbattute in faccia, ce l’ha finalmente fatta, quando ormai l’asticella dei 30 era superata già da un po’. Eppure, da eterno ragazzino qual è, è stato lui il vero mattatore della serata sul palco del Concertone. Apprezzatissimi, poi, Brunori Sas e Levante, a cui il pubblico ha risposto emozionandosi e cantando dalla prima all’ultima nota. I più attesi, probabilmente, gli Editors, grandi ospiti internazionali. Mentre i Public Service Broadcasting hanno dovuto fronteggiare un problema tecnico che li ha fatti impensierire non poco.

Grandi assenti della giornata: Paolo Benvegnù, colpito da un malore e che avrebbe dovuto duettare con Marina Rei, e Sfera Ebbasta. A rappresentare il rap ci hanno pensato comunque Rocco Hunt, che proprio dal palco del Concertone ha lanciato il suo nuovo singolo che anticipa il suo prossimo “street album”, e Clementino, a sorpresa non solo conduttore ma anche cantante.

Insomma, le polemiche ci sono state: in alcuni casi corrette, altre volte eccessive. Il risultato? Qualche migliaio di persone tornate a casa con un gran sorriso stampato sul volto, record di ascolti in TV e la consapevolezza che la buona musica in Italia si può ancora fare.