“Crashing”, la nuova serie HBO firmata da Judd Apatow

Da piangere dal ridere e viceversa

Con Netflix e le altre piattaforme di streaming più agguerrite che mai, per le sitcom dei network tradizionali sono tempi duri. A cercare di ribaltare questa tendenza è stato, a partire dalla settimana scorsa, il regista e produttore Judd Apatow (40 Anni Vergine, Funny People).

Apatow il 19 Febbraio scorso ha festeggiato il suo ritorno al piccolo schermo (era infatti il creatore della teen sitcom Freaks & Geeks) con la messa in onda del primo episodio di Crashing, serie co-ideata con il comico Pete Holmes. La serie segue le avventure di Pete, giovane disoccupato e aspirante comico, prendendo deliberatamente spunto dalla storia personale dello stesso Holmes.

Crashing si inserisce nel solco di una serie di numerosi racconti, tra cinema e televisione, della vita di un comico una volta sceso dal palco (tema che Apatow aveva di fatto lanciato nel 2009 con Funny People). A differenziare un po’ il prodotto da altri simili (come ad esempio la più che acclamata Louie) è la scelta di seguire il percorso del protagonista nel mondo della stand up comedy dal suo day one, con tutte le avversità del caso.

Pete (interpretato dallo stesso Pete Holmes) è disoccupato, viene mantenuto dalla moglie Jess (Lauren Lapkus) con cui ha un rapporto ormai prossimo alla rottura e ogni fine settimana si esibisce gratis in alcuni club di New York sperando di essere notato da qualcuno di importante. In questo primo episodio, dopo una fallimentare esibizione in un club rinomato, Pete si imbatte nel comico leggendario Artie Lange (qui nel ruolo di se stesso, dopo quasi 10 anni di assenza da cinema e televisione) che dopo avergli dato delle discutibilissime dritte e lezioni di vita decide di ospitarlo a casa sua per una notte.

da sinistra: Pete Holmes, Judd Apatow e Artie Lange sul set del primo episodio

Per quanto la storia possa sembrare tutto tranne che originale, Crashing i suoi punti forti ce li ha: innanzitutto, nonostante gli appena 25 minuti di durata, il primo episodio è costellato di interessanti (anche se brevi) spezzoni di monologhi comici, improvvisati da Pete e da altri personaggi (quasi tutti comici più o meno noti della scena newyorkese).

La serie poi gioca su un binomio forse un po’ scontato ma qui sicuramente giostrato molto bene, ovvero il contrasto tra l’allegria forzata della professione del comedian e il più profondo sconforto una volta chiuso il sipario. Questo elemento non viene gestito da Holmes e Apatow con eccessiva drammaticità, ma anzi il personaggio di Pete sembra prendere tutte le sue disavventure con una certa filosofia che ce lo fa quasi apprezzare.

Per un appassionato di stand up comedy poi, questo episodio pilota diventa una vera e propria caccia alla guest star, tra i numerosissimi cameo di comici sia emergenti che consacrati (Jeff Ross, Jay Oakerson, Greer Barnes). Apatow poi, che del primo episodio ha curato anche la regia, riesce a dare un tocco quasi cinematografico al prodotto, con una camera quasi mai fissa e con un’attenzione particolare a panoramiche e paesaggi urbani (la New York che il regista ama).

Notevole poi l’interpretazione di Lange, che sfoggia un’inaspettata naturalezza al suo primo ruolo da attore dopo i gravissimi problemi personali che nel 2010 lo avevano portato, tra dipendenze e tentanti suicidi, a un passo prima dalla morte e poi dal ritiro dalle scene. In conclusione, Crashing potrebbe con ogni probabilità non essere la serie dell’anno e nemmeno la nuova Louie, ma certamente le premesse sono buone e si presenta come un prodotto godibile.