La danza macabra di Baschenis secondo Giuseppe Ciaghi

Un prezioso volume illustrato dal giornalista trentino

Il giornalista Giuseppe Ciaghi è da più di un cinquantennio la voce illuminante della val Rendena (TN), voce ricca di suggerimenti e di battaglie polemiche sin dal tempo del raffronto civico e politico tra “l’Adige” di una battagliera e onnipotente DC e “l’Alto Adige” (ora “Il Trentino”) di stampo socialista, due quotidiani in cui ribollivano le istanze redentrici della popolazione trentina.

E’ stato “l’Alto Adige” la palestra dialettica di Ciaghi. E’ lui il proverbiale custode e interprete della chiesa di San Vigilio di Pinzolo (TN) affrescata nel 1537 da Simone Baschenis sull’esterno della facciata, opera ritenuta un unicum dagli studiosi di tutta Europa.

Il “Corriere della Sera” ha inserito questa chiesa e i suoi affreschi fra i dieci monumenti italiani della periferia da non perdere e meritevoli di essere visitati.

Questo studioso pinzolese ha finalmente raccolto le sue meditate e vivaci considerazioni riguardanti la chiesa e i suoi tesori artistici in un elegante, corposo volume, dovizioso per le illustrazioni.

Da San Vigilio alla Danza Macabra. L’ANTICA CHIESA RACCONTA è uscito dalla vigilata attenzione della Regione Autonoma Trentino Alto Adige e dal Comune di Pinzolo ed é edito da Matteo Ciaghi.

In queste gradevolissime pagine patinate si percorrono le singole raffigurazioni, resuscitate e vivacizzate nei più reconditi atteggiamenti, avvalorate dal commento di magica penetrazione psicologica del Ciaghi a partire da quelle esterne sino a quelle dell’interno della chiesa, sinora quasi neglette, pur essendo preziosi documenti artistici formanti il ciclo pittorico della vita di Santo Vigilio, patrono della Diocesi di Trento, sublimato in valle dal leggendario martirio in quel di Spiazzo Rendena.

Ciaghi fa risaltare il prezioso cancello in ferro battuto di mastro Filippo Maturi, cancello che apre al visitatore l’accesso al cimitero della chiesa; visitatore che può essere alquanto scosso dal monito “oggi a me, domani a te”, inciso su due piccole piramidi in granito di val Genova,ai lati del muro cimiteriale.

La chiesa come si presenta oggi risale al 1515, ma le sue origini risalgono a una data incerta del 1300.

I restauri definitivi presentano l’edificio sacro nel suo aspetto gotico nel verticalismo del tetto, negli archi a sesto acuto della cella campanaria e delle nicchie a sesto acuto.

La danza macabra o Ballo della Morte, firmato da Simone Baschenis il 25 ottobre del 1539 si articola sotto la grondaia del tetto che l’ha protetta per quasi 500 anni dal sole e dalle intemperie, conservandosi in buon stato sino ad oggi. L’affresco alto 220 cm., si sviluppa per 22 metri e 40 cm. lungo tutta la parete e offre alla meraviglia del pellegrino una quarantina di personaggi a misura d’uomo.

Il corpo centrale é costituito da 18 coppie che ballano sotto la terrea vigilanza della morte presentata sotto forme di scheletri raffigurati in scaltre movenze di braccia e gambe in un linguaggio gestuale beffardo e irriverente, sottolineante l’inanità della potenza terrena e delle ricchezze dei personaggi immobili e pensierosi, resi innocui perché falciati dalla inesorabilità della loro fine temporale.

Una processione di scheletri e di ritratti nati dall’arguzia e dalla creatività del Baschenis, consapevole di una dottrina teologale che taglia netto ogni compromesso morale.

Di questa consapevolezza, il pellegrino é folgorato assieme alla sorpresa di una tale raffigurazione artistica.