Detroit, luglio 1967. Cinque giorni di scontri tra afroamericani e polizia sconvolgono la città più importante del Michigan. Epiodio centrale e drammatico, la notte tra sabato 22 e domenica 23 luglio. Poche ore nelle stanze del Motel Algier, in cui i diritti umani furono calpestati da tre poliziotti razzisti, che condussero un sadico gioco di morte nei confonti di un gruppo di giovani. Alla fine di quello che fu definito”il massacro dell’Algier”restano i corpi senza vita di tre teenager afroamericani. I sopravvissuti, tra cui due diciottenni bianche, brutalmente percossi.

Dopo The Hurt Locker e Zero Dark Thirty, il premio Oscar Kathryn Bigelow  racconta ancora una volta una guerra “sporca” in un film potente e inquietante, già in odore di Oscar.

I 142 minuti di Detroit iniziano con dei disegni animati che raccontano la storia della città della immigrazione di centinaia di migliaia persone di colore dal Sud degli Stati Uniti, la città della Motown, ma anche, per qualche anno, la città simbolo del consumismo americano, e poi del  fallimento del sogno americano. La città che oggi pare volersi faticosamente e lentamente reiventare (ne ha parlato, per esempio, Julien Temple nell’interessante Requiem for Detroit?).

Nell’estate 1967 – il  Presidente Usa è Lyndon B Johnson – una serie di fattori creano la “tempesta perfetta”: il crescente impegno militare nel VietNam, decenni di ingiustizie e repressioni razziali, a Detroit la sistematica discriminazione e la ghettizzazione, nonché la crescente disoccupazione all’interno della comunità afroamericana portano alla esplosione di una sommossa nelle strade. Cinque giorni di violenze e saccheggi che lasciano nelle strade 40 morti, di cui 33 afroamericani.

Due giorni dopo l’inizio della rivolta, alcuni colpi di arma da fuoco –  probabilmente sparati a salve – fanno convergere tutte le forze di polizia della città e dello stato del Michigan all’Algiers Motel, dove un gruppo di ragazzi di colore e due ragazze bianche si sono rifugiati per sottrarsi al pericolo dei disordini. 

Tre poliziotti restano al Motel, e sotto il comando dell’ufficiale Phillip Kraus (Will Poulter) – già sotto inchiesta per avere sparato a un rivoltoso alcuni giorni prima –  iniziano un sistematico esercizio di violenza fisica e psicologica gratuita confronti di tutti i presenti. Una meticolosa e vivida ricostruzione che colloca lo spettatore “dentro” l’Algier Motel, facendogli vivere in prima persona il terrore e l’angoscia, il costante annientamento di qualsiasi diritto civile. Nella potente e intensa ricostruzione che costituisce la parte centrale di Detroit, i giovani, interrogati per un crimine che non hanno neppure commesso, sono indifesi e impotenti di fronte alla violenza. 

C’è un terribile e triste legame tra il coinvolgente Detroit e Diaz di Daniele Vicari: una notte di luglio in entrambi i casi, la sceneggiatura basata su documenti processuali,  la stessa sistematica privazione dei diritti, il sadismo, la costruzione delle prove. Inquietanti analogie che ci spingono a chiederci è davvvero accaduto? E continua ad accadere?

Se c’è qualcuno  in grado di raccontare il recente passato americano con uno stile asciutto e rigoroso, ma allo stesso tempo capace di creare un senso di immersione completa nella storia, questa è Kathryn Bigelow. Affiancata dal suo sceneggiatore storico, Mark Boal, e sostenuta da un cast di alto livello su cui spiccano l’attore britannico Will Poulter (The Revenant) nel ruolo del sadico Krauss, e John Boyega (la guardia privata Melvin Dismukes), la Bigelow non perde mai il giusto ritmo in 143 minuti.

Un film da vedere, per chiedersi se potrà mai cambiare qualcosa dopo quella agghiacciante notte di cinquanta anni fa. 

 

Titolo originale: Detroit
Regia: Katryn Bigelow
Nazione: Usa
Anno: 2017
Durata 142 minuti
Sito Ufficiale:  www.detroit.movie
Interpreti: John Boyega, Will Poulter, Algee Smith, Jacob Latimore, Jason Mitchell, Hannah Murray, Jack Reynor
Produzione: Annapurna Pictures, First Light Production, Metro-Goldwyn-Mayer, Page 1
Data di uscit: 23 novembre 2017 (cinema)