“Die Einsiedler – The eremits” di Ronny Trocker

Vamos a lo eremo

Die Einsiedler – The eremits è il primo lungometraggio di fiction di Ronny Trocker, presentato alla 73esima Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione “Orizzonti”.

Albert vive con i suoi genitori Rudl e Marianne in una casetta isolata nell’altoatesino, campando di pastorizia. Avendo sempre vissuto nella più completa solitudine, quando trova lavoro a valle in una cava di marmo ha evidenti difficoltà a relazionarsi con le persone, cosa che rende le giornate ancora più pesanti. Quando però Rudl muore improvvisamente, Marianne decide di nasconderne il cadavere per evitare che il figlio ritorni a fare quella vita di estrema solitudine.

Die Einsliender, tra pregi e difetti, è però sicuramente un film particolarissimo, come evidenzia la giusta collocazione nella sezione Orizzonti. Il suo porsi come via di mezzo tra il film contemplativo (specie nella parte iniziale), il cinema non-fiction e un’opera d’analisi social-psicologica riesce a rendere piacevole la visione nonostante la pazienza che viene richiesta al pubblico.

Sin dalla prima inquadratura impariamo a conoscere le tradizioni della famiglia protagonista, le loro abitudini, la loro scarsa comunicazione, il loro attaccamento alla religione e in generale a un sistema “folkloristico” che la famiglia considera un caposaldo da generazioni.

Contemporaneamente alla distruzione dell’idillio, prima per la madre e poi per Albert (quando scoprirà la verità), si sviluppano due filoni narrativi attorno al protagonista: il primo è quello della distruzione del sistema di valori a cui Albert era stato abituato; il secondo quello delle sue nuove scoperte: come un bambino, affronta tutte le fasi della crescita (amicizia, amore, rivalità) nella cava dove lavora.

Vediamo il protagonista letteralmente crescere imparando a vivere in un nuovo mondo, pur non rinunciando mai alla cultura genitoriale, alla quale darà un taglio netto Marianne uccidendo le mucche e sparando al crocifisso tanto caro a tutti e tre, in una scena di una durezza ammirabile. Nel frattempo però Albert continua a lavorare alla cava, diventando presto un punto di riferimento per la sua solerzia, ottenendo così una promozione immediata da un lato e l’invidia dei colleghi dall’altro, fino a sperimentare la delusione più grande quando la collega di cui era innamorato dovrà andarsene.

In conclusione dunque, Die Einsiedler è un film ibrido capace di raccontare una storia originale (nonostante il tema trattato non lo sia) e interessante, accompagnata da un regia che prende lezioni sia dal cinema contemplativo, con semplici e protratti piani-sequenza e montaggio invisibile, che da quello documentaristico, dedicando tempo all’ambiente dove si svolge la vicenda e alle conseguenze che esso comporta, dosando sapientemente i piani aerei. Nonostante sia necessaria una certa dose di pazienza per la leggermente eccessiva lunghezza del film, non si può certo negare che non sia una visione degna di nota.

Titolo originale: Die Einsiedler
Nazione: Germania
Anno: 2016
Genere: Drammatico
Durata: 100′
Regia: Ronny Trocker

Cast: Andreas Lust, Ingrid Burkhard

Data di uscita: Venezia 2016