Se un festival prestigioso come quello di Cannes sembra aver dichiarato guerra a Netflix, bandendo i film prodotti dalla piattaforma dall’edizione di quest’anno, ce n’è un altro che con il popolare streaming service sembra avere invece un ottimo rapporto. Parliamo del Sundance Film Festival, tappa obbligata tra quest’anno e l’anno scorso per molti Netflix originals, prima presentati al festival nordamericano a Gennaio e poi approdati sulla piattaforma nel corso dell’anno. È il caso Domenica, biopic sul controverso preacher afroamericano Carlton Pearson (interpretato da un ispiratissimo Chiwetel Ejiofor) prodotto dal visionario regista Marc Foster ma diretto da Joshua Marston.

Carlton Pearson (Ejifor) è un energetico predicatore protestante, grande trascinatore e idolo dei suoi fedeli, pastore della Higher Dimensions Evangelistic Center, gigantesca chiesa protestante fondata dal pastore Oral Roberts (un minaccioso e bravissimo Martin Sheen) per la quale gira gli Stati Uniti con veri e propri concerti gospel. I problemi per Pearson iniziano dopo la morte di suo zio Quincy, suicida in carcere (interpretato in un breve ma intenso cameo da Danny Glover): da quel momento in poi Carlton Pearson comincerà a predicare quello che chiama gospel dell’inclusione, a spiegare nelle sue omelie che l’inferno non esiste e che tutti verranno perdonati. Queste suo affermazioni gli costeranno prima una scomunica da parte della chiesa del pastore Roberts, per poi cadere in una profonda crisi spirituale che metterà alla prova lui e la sua famiglia.

Di film su visionari, su teste calde che decidono di mettersi contro tutto e tutti per portare avanti le proprie idee, ne abbiamo visti e ne vedremo ancora a palate. È vero però che è molto più facile scrivere e girare un biopic del genere quando si parla di scienziati anticonvenzionali o di geni della finanza, o più in generale quando la storia riguarda argomenti più semplici e forse un po’ più coinvolgenti della teologia e della concezione del paradiso. Il punto di forza di Domenica però è proprio la capacità di trasformare un argomento così insolito e lontano dal pubblico in qualcosa di addirittura avvincente, sfruttando la componente scenografica e sfavillante delle prediche gospel.

Nelle scene delle omelie di Pearson infatti, la regia dinamica di Marston e la performance incredibilmente energetica di Ejifor contribuisce a trasformare una predica domenicale in una sorta di concerto evento, con prediche che si fanno sempre più concitate e sempre più scenografiche man mano che il film avanza. E questo mix perfetto tra la regia di Marston e l’interpretazione di Ejifor serve anche a restituire al meglio un personaggio complesso e più unico che raro come il vescovo Pearson: basta cercare un paio di video del predicatore su internet per capire che la sua versione cinematografica, più simile a un cantante soul o a una rock star che a un prelato, non è affatto lontana dalla realtà (anzi, in Domenica Ejifor sembra quasi proporre un Pearson meno sopra le righe di quello che traspare da interviste e immagini d’epoca).

Soprattutto grazie alla performance di Chiwetel Ejifor e a un paio di colpi di genio di un regista sottovalutato come Marston, Domenica è un film godibile e scorrevole, che senza entrare tra i migliori Netflix originals resta comunque un prodotto solido.