Andrea Magnani esordisce giovanissimo nella sezione Cineasti del presente del 70esimo Festival di Locarno, portando in Svizzera un road movie dai tratti grotteschi che nonostante il titolo – Easy – si rivela non certo come un’opera prima semplice.

Un Nicola Nocella in gran forma dà vita a Isidoro, Easy per la madre e il fratello maggiore (interpretati rispettivamente da Libero de Rienzo e Barbara Bouchet in due generosi camei), ai tempi promessa della Formula 1 poi ingrassato fino al punto di non poter nemmeno essere considerato come pilota, ora ridotto a quarantenne senza lavoro in depressione cronica. Il suo viaggio attraverso l’Europa è frutto di un’esigenza del fratello, ma quanto è interessante in questa coraggiosa opera prima è la capacità di inserirsi nel filone della commedia (in questo caso nera) che mira a un ampio riconoscimento anche empatico da parte del pubblico con una messa in scena che però è estremamente raffinata nella sua rarefazione, nel suo minimalismo effettivo, nonostante lo schema narrativo ripetitivo e piuttosto ritmato.

Isidoro è un personaggio che si fa carico di tutta una generazione, quella degli anni ’70, spaesata e goffa che si ritrova ad affrontare situazione di enorme incertezza in una totale assenza di prospettive. Solitudine, inadeguatezza e difficoltà a relazionarsi con il mondo esterno (ma anche interno) sono i nuclei tematici intorno ai quali si erge Easy, con cui Magnani porta sugli schermi un prototipo filmico piuttosto collaudato negli ultimi anni, differendo comunque nella tecnica formale, dando una patinata di nuovo. Vengono privilegiate le stasi del film, soprattutto a partire dalla seconda metà del film, nonché gli scorci paesaggistici, o i mutismi – e non i silenzi. L’assurdo viaggio di Isidoro lo porta a incontrare tutta una serie di strani caratteri (come da topos del film di viaggio) ma non è tanto l’incontro fra i due poli a essere interessante, quanto la straordinaria complicità immediata che si viene a creare tra il protagonista e l’interlocutore di turno: spesso i due nemmeno si capiscono per questioni linguistiche; questo non importa perché il calarsi di Isidoro in questa figura di psicopompo molto terrestre trova alleati formidabili nella varie sfumature grottesche della situazione est-europea (a essere morto è un operaio ucraino da riportare in patria), giocando sulla compatibilità del grosso e innocente protagonista con la rarefazione dell’ambiente, e stiamo parlando di una compatibilità fisica.

Film fisico perché, come già accennato, poco parlato. Nocella esibisce di fatto un’interpretazione sorda e muta, non ha le facoltà materiali per ascoltare ciò che gli viene detto da quanti gli gravitano attorno e le sue battute si riducono quasi interamente a una serie di “cosa devo fare?” sparpagliati lungo tutta la durata dell’opera, ed è la sua totale mancanza di autodeterminazione a rendere il personaggio significativo, dal punto di vista tanto “esistenziale” quanto più semplicemente comico: si tratta sempre di una commedia a conti fatti, estremamente sostenuta nella gestione dei tempi, tra l’altro: gli incontri di Isidoro sono tanti, forse anche troppi, il montaggio si contrappone alla stasi sistematica della regia con una cadenza che non accenna mai a rallentare. Si tratta di un film interessante per essere un esordio in virtù, appunto, della messa in scena semi-contemplativa (nel senso rozzo del termine) nonostante alcune toppe un po’ raffazzonate, e un umorismo che non sempre riesce a uniformarsi al tono singolare del film. Certamente più complesso di come appare, Easy – Un viaggio facile facile è un film degno di essere inserito nell’ultimissima ondata di film italiani provenienti dai festival estivi come Una famiglia, Brutti e cattivi e dulcis in fundo, Beautiful things.