Negli spazi deserti del Cile settentrionale serve un miracolo. Deve, arrivare un miracolo; prima o poi. Nella povertà diffusa, sotto i colpi pesanti degli sfruttamenti minerari della regione, restano pochi motivi per tirare avanti agli abitanti del luogo. Una vita troppo dura da sopportare senza la Fede, senza qualcosa in cui credere, senza una parola da ascoltare in cui riporre speranza.

E poi c’è Raphael, un meccanico trentenne che ha visto la luce divina in sé stesso. Non veniva dal Cielo, quella forza. Il potere divino è in tutti noi, non si nasconde dietro paramenti né formule liturgiche. Quando Raphael scopre che un amico d’infanzia ha avuto un incidente, decide di raggiungerlo per guarirlo con un miracolo. Attraversa il deserto, a piedi, scalzo. Durante il lungo tragitto incontra un’umanità ferita e bisognosa. Sono gli ultimi. A loro offrirà le sue parabole contemporanee e la risolutezza della sua missione. Ai loro occhi, Raphael è un cristo. El Cristo ciego.

El Cristo Ciego

Il giovane e talentuoso Christopher Murray realizza un film asciutto come il deserto di Atacama, antiretorico e sincero. Si concentra sui volti, sulla dignità e la forza di chi non ha più lacrime da spendere per il passato, sopravvive al presente e non ha la possibilità di guardare al futuro. El Cristo Ciego è solo un uomo, ma la sua fermezza è quanto di più simile a una speranza si sia visto da quelle parti da molto tempo.

El Cristo Ciego mostra il terreno fertile – soprattutto quando è arido – su cui attecchisce la Fede.

Parla della necessità inevitabile di credere, esponenzialmente amplificata in chi non ha la possibilità di scegliere. A volte basta l’immagine di chi sembra non aver paura (dei giudizi, del deserto, del futuro), a tracciare la via. A offrire una scintilla a chi per troppo tempo è rimasto al buio.

el-cristo-ciego_posterMa Raphael è solo un uomo. Come tutti noi. E, mentre i suoi discepoli continueranno a credere nel Cristo Ciego (perchè non possono farne a meno), sarà lui per primo a realizzare che la vera salvezza non ha niente di divino, ma è una partita che si gioca qui, ora. In mezzo al deserto come nella confusione di una metropoli.

Murray, in poco più di 80 minuti, ci parla del rapporto dell’uomo con la religione, con la vita e con sé stesso. Non pontifica, non dà risposte, non rivela Verità. Ci racconta una storia: la parabola del Cristo Ciego.