Everybody Knows (Todos Lo Saben), diretto dal regista iraniano Asghar Farhadi, è stato scelto come la pellicola di apertura del 71esimo Festival di Cannes. Il film, che vede come protagonisti Penélope Cruz, Javier Bardem e Ricardo Darin, vuole essere una storia universale con al centro i rapporti che legano genitori e figli, il tutto ambiento in un contesto spagnolo.

“Everybody knows” (Todos lo saben) di Asghar Farhadi

Asghar Farhadi, durante la conferenza stampa, ha sottolineato come questa storia cerchi di abbattere gli steccati culturali: “gli esseri umani non sono diversi quando si tratta di emozioni e sentimenti, siamo praticamente gli stessi. Siamo molto simili: amore, odio, sono sentimentipresentii in tutti e quattro gli angoli del mondo, sono solo le modalità di espressione che differiscono. Questi film possono mostrare quanto siamo veramente vicini. Ritengo che tutti condividiamo radici comuni, quindi credo che sia molto importante insistere su questi punti in comune.”

“Everybody knows” (Todos lo saben) di Asghar Farhadi

Laura (Penélope Cruz), torna nella sua Spagna con la figlia adolescente e il figlio minore per partecipare a un matrimonio. Qui incontra Paco (Javier Bardem), un ex-fidanzato che non vede da oltre un decennio. I due condividono chiaramente un passato tumultuoso che ci viene lentamente rivelato da Farhadi con indizi centellinati.

Quello che poteva sembrare una storia d’amore drammatica si trasforma presto in un thriller, quando la figlia di Laura viene rapita, e il riscatto chiesto potrebbe essere pagato solo da Paco, l’unico con una buona disponibilità economica.

“Everybody knows” (Todos lo saben) di Asghar Farhadi

La peculiarità dei film di Farhadi è che non affrontano necessariamente un genere specifico, ma raccontano storie di un Iran intimo e familiare. In “Everybody Knows” si può percepire chiaramente la sua non familiarità con la cultura spagnola. Perde in questo caso il mordente di critica sociale e la sofisticata meccanica che ha reso molte sue opere iraniane potenti capolavori. In quei film, uomini e donne hanno dovuto mascherare la verità per paura di un regime oppressivo. In “Everybody Knows” la posta in gioco non è così alta e universale.

C’è anche un approccio meticoloso alla regia che ostacola i toni inconsistenti nella narrazione. Poiché questo è, a detta di tutti, un esercizio di genere, avrebbe aiutato enormemente il film se Farhadi avesse adottato la struttura più sciolta dei suoi film precedenti e realizzato un film più conciso.